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La Tradizione italico-romana quale controparte operativa delle opere e della vita di Julius Evola. Parte seconda

16.12.2016

"Chiunque ha in sé, latente o in atto, la possibilità di portare un contributo concreto, non importa di quale entità, alla costruzione di un ponte tra due epoche, quella attuale, che esiste nel segno della decadenza e l'altra, posta nel futuro, di una possibile rinascita, ha il dovere assoluto, categorico e impersonale di attivarsi. Non c'è giustificazione o comprensione ma inesorabile condanna per coloro i quali, avendone la possibilità, non combattono e per inerzia si lasciano andare masochisticamente ad un pigro fatalismo. Coscienti di ciò, un piccolo gruppo di persone accettò il compito arduo, superiore forse alla singole possibilità, ma improcrastinabile, di riaccendere visibilmente il Fuoco di Vesta e di custodirlo in Roma. Da oltre trenta secoli il Centro del mondo è in Roma, una Roma intesa non come capitale di un impero, sede di un particolare potere religioso, o come informe megalopoli moderna, bensì quale preciso punto focale di quella geografia sacra che gli antichi conobbero e che non ha nulla da spartire con quella moderna con la quale ha in comune solo il nome. Luogo di forza massimo, punto d'incontro tra Cielo e Terra, Porta attraverso cui passano e hanno modo quindi di manifestarsi influenze spirituali, in Roma si incentra ogni inizio ed ogni fine".