tradizione

La Tradizione italico-romana quale controparte operativa delle opere e della vita di Julius Evola. Parte seconda

16.12.2016

"Chiunque ha in sé, latente o in atto, la possibilità di portare un contributo concreto, non importa di quale entità, alla costruzione di un ponte tra due epoche, quella attuale, che esiste nel segno della decadenza e l'altra, posta nel futuro, di una possibile rinascita, ha il dovere assoluto, categorico e impersonale di attivarsi. Non c'è giustificazione o comprensione ma inesorabile condanna per coloro i quali, avendone la possibilità, non combattono e per inerzia si lasciano andare masochisticamente ad un pigro fatalismo. Coscienti di ciò, un piccolo gruppo di persone accettò il compito arduo, superiore forse alla singole possibilità, ma improcrastinabile, di riaccendere visibilmente il Fuoco di Vesta e di custodirlo in Roma. Da oltre trenta secoli il Centro del mondo è in Roma, una Roma intesa non come capitale di un impero, sede di un particolare potere religioso, o come informe megalopoli moderna, bensì quale preciso punto focale di quella geografia sacra che gli antichi conobbero e che non ha nulla da spartire con quella moderna con la quale ha in comune solo il nome. Luogo di forza massimo, punto d'incontro tra Cielo e Terra, Porta attraverso cui passano e hanno modo quindi di manifestarsi influenze spirituali, in Roma si incentra ogni inizio ed ogni fine". 

 

Tradizione

24.11.2016

La Tradizione unica, principio superiore e non umano, prende forma attraverso le Tradizioni, ovvero l'incarnazione specifica che ogni popolo diede al principio universale, nelle quali le differenze segnavano le diversità espressive ed attitudinali, senza per questo scalfire la concezione generale condivisa, ovvero quella di un modo costituito essenzialmente da una influenza che viene dall'alto e che gli uomini accolgono, ricambiando a loro volta con i culti ed ogni altra forma di collegamento col divino.

La Tradizione vive oltre ogni distruzione

17.11.2016

Ma la discesa è dal Divino, la risalita è verso il Divino. La Luce Spirituale è perennemente presente non in un fantomatico al di là, ma nelle forme, nel mondo, sulla Terra, nei viventi, nell'uomo. L'uomo se perde questa Luce precipita, se la ritrova risale. Riscoprirla in sé è il nostro primo compito; il nostro potere di scelta ci impone di andare al di là di ogni distruzione, di ristabilire l'unione con il Sacro e, con l'armonia e l'equilibrio che da questa unione derivano, far cessare malattie e disordine.

Pan è vivo e danza al fianco degli Uomini

16.11.2016

Si pretendere di sapere che i nativi americani, gli arii d'oriente, i giapponesi, ed ogni altro popolo o civiltà del cosmo, abbiano celebrato per secoli, millenni, i propri riti in maniera "sterile" (atteso che da quel che si afferma la controparte rituale invisibile era ormai lontana dagli uomini). Con ciò, inoltre, si afferma l'inutilità e l'inifluenza della cristianità, il cui collegamento col divino sarebbe da considerarsi, secondo queste teorie, soltanto una illusoria allucinazione. Quindi, tutto irreale, sterile, nullo, perchè successivo alla percepita voce che parlò della morte di Pan. L'intento mortifero, ottundente, distruttivo, di questa teoria, non viene certo compensato dalla pretesa crescita e responsabilità spirituale degli uomini. Gli Dei non si sono ritirati, né tanto meno sono svaniti o morti. Essi attendono la chiamata di uomini risvegliati, tornati Signori di sé, reintegrati interiormente attraverso la costituzione del Re individuale, il sovrano interiore, il regnante dell'anima propria, che, Re tra i rinnovati Re, riporterà ordine ed armonia sulla terra. Che gli Uomini tornino sacerdoti e guerrieri, e le donne sibille e sacerdotesse, madri e spose d'eroi. Rifulgano i Fuochi e le acque ritornino chiare e pure. Solo attraverso tali elementi si parla col Cielo, e dedicarsi ad essi corrisponde, per l'uomo pio, al gesto del guerriero che affila la lama...

Di Fuoco il mondo noi avvolgerem...

15.11.2016

Nei prossimi anni dovremo far emergere l'artificio modernista, le false illusioni di felicità materiale, smascherando l'inganno capitalista e marxista, finanziario e materialista: le quattro braccia armate della distruzione.

La Tradizione nella vita e nel pensiero di Julius Evola

05.11.2016

"Ho già accennato che fu Reghini a segnalarmi per primo le opere del Guénon... A poco a poco capii tutta la portata dell'opera del Guénon, la quale mi aiutò a centrare su di un piano più adeguato l'intero mondo delle mie idee. La critica contro la civiltà moderna era, nel Guénon, potenziata, ma, a differenza di quella di vari autori contemporanei più o meno noti, in lui aveva una precisa controparte positiva: il mondo della Tradizione, considerato come il mondo normale in senso superiore. Era di fronte al mondo della Tradizione che il mondo moderno appariva come una civiltà anomala e regressiva, nata da una crisi e da una deviazione profonda dell'umanità. Questo fu appunto il tema basilare che andò a completare il sistema delle mie idee: la Tradizione. Nel Guénon tale termine ha un significato speciale. Anzitutto viene usato al singolare, con riferimento ad una tradizione primordiale di cui tutte le varie particolari tradizioni storiche premoderne sono state promanazioni, riflessi o forme varie di adattamento e di espressione". Julius Evola, Il Cammino del Cinabro