Inchiesta petrolio, indagato l’ammiraglio che difendeva Mare Nostrum

Sabato, 2 Aprile, 2016 - 18:00

L’inchiesta di Potenza sull’impianto di Tempa Rossa, che ha già causato le dimissioni del ministro Guidi, vede nuovi indagati eccellenti, tra cui (secondo le indiscrezioni di Repubblica) Giuseppe De Giorgi, Capo di Stato maggiore della Marina. Il militare deve rispondere di associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze per una storia riguardante l’Autorità portuale di Augusta. Gli italiani ne hanno già sentito parlare a causa della sua campagna di propaganda in favore dell’operazione Mare Nostrum, di cui sarebbe stato addirittura “l’inventore”. Nel dicembre 2014, l’ammiraglio era stato convocato dalla Commissione Diritti Umani del Senato per riferire su come stesse avvenendo il passaggio dall’operazione Mare Nostrum a quella europea Triton. Nelle parole di De Giorgi, l’operazione della Marina era quasi in odore di santità: “Mare Nostrum ha interrotto quella che prima era quasi una norma: la presa in carico da parte della malavita organizzata dei migranti che, una volta sbarcati, venivano accompagnati dagli spalloni come merci da contrabbando”. Il militare aveva poi definito “una sciocchezza” l’accusa secondo cui l’operazione avrebbe attirato i profughi.

Per quanto riguarda le infiltrazioni di terroristi (rivelatesi in seguito, con gli attentati di Parigi, non una possibilità ma una realtà), De Giorgi spiegava: “Finora non ci sono arrivate segnalazioni” ma “come terroristi forse conviene entrare in modo più occulto o tramite un aereo: questi sono dei disperati che ricorrono a viaggi estenuanti nel deserto. La guardia bisogna comunque mantenerla alta”. Ovviamente da questa esperienza ne uscì fuori un libro, scritto “perché non vorrei che le nuove generazioni crescessero pensando che sia giusto o normale abbandonare al suo destino chi fugge dalla guerra, e che si possano respingere e lasciar affogare masse di disperati”.

Giorgio Nigra

ilprimatonazionale.it