Valori: cosa fa la Russia in Siria

12.01.2016

”Finora le forze russe in Siria stanno disponendo gruppi di artiglieria e altre forze di terra – precisa l’esperto di geopolitica -, mentre Mosca colloca, sempre secondo notizie provenienti da fonti russe, batterie di missili antiaerei S-400 sempre su territorio siriano, oltre alla concessione dei sistemi missilistici antiaerei “Buk” all’Esercito Arabo Siriano.L’S-400, il “Growler” secondo la denominazione NATO, è un sistema antiaereo missilistico che intercetta velivoli che volano fino a 17.000 Km. orari, mentre il “Buk” (che è il SAM 17) è un sistema missilistico terra-aria (denominazione NATO “Gainful”) con dei radar per l’acquisizione degli obiettivi; che sono i missili da crociera e gli aerei d’attacco avversari.Già, ma perché Mosca disloca una struttura antiaerea così evoluta quando l’Isis/Daesh non ha aerei?
Semplice – risponde Valori -: perché la Russia vuole diminuire e infine eliminare la presenza dei raid occidentali, spesso oggettivamente inconcludenti o scarsamente efficaci, anche grazie alla mancanza di una rete di acquisizione obiettivi.Ma Mosca desidera invece prendersi tutta intera la Siria, dopo aver distrutto o minimizzato il califfato di Al Baghdadi.A Putin la vittoria in Siria serve molto: in prima istanza, lo spegnimento del califfato di Al Baghdadi evita la radicalizzazione jihadista degli oltre venti milioni di musulmani residenti e cittadini russi.
Se si infuoca l’Islam russo e centro-asiatico, Mosca non potrà più controllare né militarmente né economicamente la reti energetiche verso l’Europa e il Mediterraneo, asse portante della sua geoeconomia.Poi, Vladimir Putin vuole diventare il player unico della crisi siriana, perché espellere l’Occidente da un Paese limitrofo alla NATO e centrale per il controllo del Mediterraneo significa, per Mosca, diventare in futuro uno dei due o addirittura il primo player del Mare Nostrum, con conseguenze strategiche oggi inimmaginabili.
Ecco a cosa servono, infine, i sistemi missilistici antiaerei russi: ad allontanare i velivoli delle potenze non coordinatesi con Mosca e a rafforzare la collaborazione militare con quei Paesi che hanno accettato la superiorità aerea russa.
Israele, per esempio, che compensa con Mosca, per ora, la rottura di fatto delle relazioni militari e strategiche con gli USA e l’antisemitismo politico montante in Europa.Putin tiene inoltre insieme, in modo egemonico, l’Iran, la Siria di Bashar el Assad e gli Hezbollah libanesi, ergendosi quindi a mediatore tra il blocco sciita e l’Occidente, quando lo scontro tra sunniti e il “partito di Alì” diverrà, con ogni probabilità, esiziale per la sicurezza europea.Inoltre, il Presidente russo vuole allontanare definitivamente gli USA dal quadrante mediorientale, sia nel caso che Washington mantenga o meno i suoi rapporti preferenziali con i Sauditi.Infine, la Russia – conclude Valori -, in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU, farà tutto il possibile per mettere a frutto la sua, sperabile, futura vittoria contro il Daesh/Isis scambiandola con il raggiungimento di altri interessi primari di Mosca: la gestione dell’Artico, la prossima militarizzazione della Shangai Cooperation Organization, la regionalizzazione della NATO ad Est e magari un nuovo accordo militare con Pechino, che renderebbe del tutto asimmetrica la composizione dello stesso Consiglio di Sicurezza ONU.Per non parlare della seduzione che Mosca metterebbe in campo nei confronti di una penisola eurasiatica ormai lasciata sola dagli Stati Uniti e svuotata di difese accettabili a Sud-Est. Il mito della Eurasia del filosofo-stratega russo Alexander Dugin si realizzerebbe, in questo caso, molto rapidamente”