Referendum: un NO per lo stato sociale

08.12.2016

Con la vittoria del NO abbiamo salvato non solo la Costituzione ma anche quel poco di welfare che ancora sostiene gli italiani.

La riforma del Titolo V, con l’eliminazione della legislatura concorrente, avrebbe riportato in capo allo Stato diverse materie concorrenti tra cui la tutela alla salute.

La Sanità sarebbe stata completamente centralizzata, attraverso la clausola della supremazia, per superare la diseguaglianza tra  Nord e Sud. A detta dei “costituenti”. Nel senso che sarebbero state tutte uniformate a Regioni inefficienti, come Calabria e Campania, e le buone performance di Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sarebbero state compromesse.

Il loro punto di forza è l’efficienza calibrata sulle specificità amministrative, il modello lombardo è sussidiario, quello emiliano dirigistico.

Il disegno complessivo di smantellamento, partiva da lontano e mirava alla sanità privata a pagamento.

Già  la cosiddetta “riforma Madia”, su cui è intervenuta la Corte Costituzionale, centralizzava le nomine dei direttori sanitari, selezionati da una commissione nazionale nell’ambito di un albo nazionale. 

A ridosso del referendum si era tenuto a Roma un convegno, White economy, organizzato da Unipol, cui avevano partecipato il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il Direttore Generale di Bankitalia Salvatore Rossi.

Il Ministro aveva sottolineato la necessità di razionalizzare il servizio sanitario nazionale, indicando ciò di cui può continuare ad occuparsi lo Stato e ciò che può essere demandato al settore privato.

Il patto sociale avrebbe dovuto prevedere che “gran parte” delle prestazioni sanitarie fossero “gratis”, mentre per il resto si sarebbe dovuta garantire garantire l’integrazione pubblico-privato.

Il DG di Bankitalia Salvatore Rossi, che ricopre anche il ruolo di Presidente dell’Ivass, l’ente che vigila sulle assicurazioni, aveva assicurato:“Si apre così un grande mercato per le assicurazioni”. Come per la previdenza pubblica che, sempre a suo dire, non svolge più quel ruolo che svolgeva in passato e non lo svolgerà più.

Insomma erano tutti d’accordo, controllato, controllore, governo.

Ma l’urgenza di raccogliere consensi ha scoperto i veri obiettivi della riforma: il protocollo “Grecia” senza tensione sociale.

Ora gli italiani, costretti ad emigrare in altre Regioni per farsi curare, almeno saranno ancora rimborsati dal servizio sanitario. Ed è già un successo, visto che non si vogliono o “non si possono” fare riforme sensate.

Analoghe considerazioni si possono fare su varie deleghe che sarebbero tornate nella competenza dello Stato.

Rallegriamoci per lo scampato pericolo, ma non troppo, ci riproveranno a smantellare lo Stato sociale, lo vuole l’Unione Europea.