Ora 80 milioni di turchi potranno entrare in Europa senza visto

06.05.2016

In un crescendo senza fine di follia suicida, la Commissione europea ha raccomandato formalmente al Consiglio, cioè agli Stati membri, e al Parlamento europeo, di approvare entro giugno l’eliminazione del visto finora richiesto ai cittadini turchi per entrare nell’area Schengen. È così che l’accozzaglia di inetti burocrati non eletti, autoreferenziali, proni vassalli della Nato (cioè di Washington), tragicamente condotti per mano verso l’abisso da quel simulacro di leader che è diventata Angela Merkel, ha ceduto di schianto al ricatto dell’autocrate di Ankara. Proprio quel presidente Recep Tayyip Erdogan che in questi giorni sta perfino esautorando il suo primo ministro Ahmet Davutoglu, reo di modestissimi scatti d’indipendenza nelle trattative con Bruxelles, deciso ad accaparrarsi più potere possibile e apparentemente immune agli scandali d’ogni tipo, più di tutto all’accusa – praticamente una prova – di aver sponsorizzato e sostenuto i tagliagole del Califfato.

I termini dello scambio – meglio, del ricatto, appunto – sono semplici: la Turchia garantisce di tenere fede agli impegni assunti nel marzo scorso in merito al controllo dei milioni di immigrati illegali presenti sul proprio territorio (alcuni dicono ammassati come bestie in campi infernali) e ad accettarne altri rispediti indietro dall’Europa in quanto non aventi diritto all’asilo o altre forme di protezione, in cambio del via libera verso l’Unione dei rifugiati “doc”, in prevalenza siriani. Il cannone caricato a carne umana è stato quindi più che sufficiente a piegare il massimo organo esecutivo della Ue verso la concessione della libera circolazione dei cittadini turchi verso e all’interno dell’area Schengen, da cui è esclusa la solita privilegiata Gran Bretagna. Se non bastasse, la stessa Commissione ha raddoppiato a sei miliardi di Euro – dai tre che dovevano essere secondo gli accordi del novembre scorso – la somma che i contribuenti europei regaleranno alla Turchia nel corso dei prossimi cinque anni.

Il problema è che questo patto col diavolo ottomano rischia di rivelarsi un terribile cavallo di troia, dal momento che si aprono le porte dell’Europa a 80 milioni di Turchi, tra i quali ben 20 milioni di Curdi che, seppur contrassegnati da non da oggi da pesanti ambiguità e doppiezze, senza dubbio soffrono di una repressione e depressione economica pesantissimi, cui corrisponde sull’altra sponda un impegno poliziesco e militare ai limiti della sostenibilità. Una popolazione, la curda, superiore a quella di alcuni Stati membri della Ue, per la quale le tensioni sia interne sia esterne all’espatrio potrebbero trovare sfogo proprio nella liberalizzazione della circolazione senza visto verso il paradiso del welfare incarnato dall’Europa, replicando a due passi dalle nostre frontiere quel meccanismo diabolico per cui Stati falliti e governi corrotti si liberano del proprio fardello umano in eccesso, col risultato non solo di minare alla base le comunità di destinazione ma anche di alimentare l’alibi interno che previene qualsiasi riforma nel segno della legalità e dell’efficienza. Un danno per tutti, insomma, tranne che per le oligarchie autocratiche dei paesi di partenza. Senza considerare che, una volta alleggeritasi del problema curdo, cosa impedirà ad Ankara di rilassare a piacimento il controllo dei transiti illegali verso l’Europa?
Ridicole, se la questione non fosse tanto tragica, appaiono allora le presunte limitazioni imposte dalla Commissione presieduta da Jean-Claude Juncker alla concessione dello status privilegiato alla Turchia: passaporto biometrico, permanenza massima di 90 giorni anche suddivisa in vari periodi nel corso di 180 giorni, motivi di affari, di studio e familiari, divieto di lavoro nella Ue (salvo che questo sia illegale, s’intende), dimostrazione dei mezzi di sussistenza. Anziché sotto le insegne e le scimitarre del feroce Saladino, la prossima invasione turca (e curda) si presenterà nella forma più mansueta ma non meno temibile di una montagna di passaporti e documenti falsi.

Fonte : ilprimatonazionale.it