La forza di Roma contro l’avvento del deforme

21.04.2016

A Bologna esiste un’iniziativa per far accogliere i “rifugiati” nelle case degli italiani. Sapete come l’hanno chiamato? Progetto Vesta. Esatto, il riferimento è proprio alla Dea romana del focolare, quanto di più stabile, radicato e identitario potesse concepire il pantheon dell’Urbe. Dev’essere un po’ lo spirito del tempo, perché recentemente abbiamo visto l’archeologo Andrea Carandini, che pure tanto ha fatto per donarci una storia di Roma in accordo con la tradizione, chiudere così un pregevole saggio dedicato proprio a Vesta: “Il mare di Sicilia pullula di profughi, che scappano da orribile tragedie: le tante Troie oggi distrutte. Di fronte a un profugo bisognerebbe porsi questa domanda: Se fosse un altro Enea?”.

La profanazione del focolare dedicata alla Dea del focolare, la distruzione della civiltà scambiata per la sua fondazione: il mondo sottosopra. Proprio in questi giorni, del resto, abbiamo visto Laura Boldrini abbandonarsi a un’improbabile analisi storica su Roma antica maestra di “inclusione”, salvo poi incontrare la decadenza a causa della costruzione del… Vallo di Adriano. E lo sponsor supremo dell’invasione, Papa Francesco, non ha forse, incredibilmente, citato la Grecia “culla della civiltà” mentre auspicava proprio la disintegrazione della suddetta civiltà? Sembra proprio che sia in atto, rispetto alle tradizioni ancestrali dei popolo europei, quella che i cristiani definirebbero un’operazione “satanica”, ovvero volta a invertire i simboli allo scopo di profanarli. A differenza di quanto pensino i cattolici più retrivi, tuttavia, non c’è bisogno di immaginare alcun complotto esplicito, alcun accordo a tavolino: basta che certi personaggi seguano l’istinto profondo, il richiamo delle loro origini spirituali, e naturalmente saranno portati a optare per l’attacco a Roma e alla Grecia (con la parziale eccezione di Carandini, che un legame radicato con la tradizione romana ha mostrato di averlo, ma ha evidentemente un’intelligenza che non sempre segue le ragioni del cuore).

Ecco perché, quest’anno, le celebrazioni per il 21 aprile assumono un senso simbolico particolare. Non si tratta più di esprimere un vago legame con la tradizione di Roma, si tratta di evocarne la forza, ovvero la Forma, contro l’avanzata dell’informe e il deforme.

Non è necessariamente un pensiero “pagano”: i Lari sono espressione di una particolare tradizione storica, ma la loro difesa è un compito immediatamente comprensibile da tutte le persone di buona razza, così come, viceversa, tanti sedicenti “pagani” da salotto ritengono di poter prestare il fianco alle operazioni di cui sopra in nome di una vaga humanitas che è il contrario dell’humanitas romana, che fu concetto aristocratico e “discriminatorio”. La religione, insomma, è già sovrastruttura rispetto al compito elementare che abbiamo davanti, rispetto alla difesa dell’essenziale a cui ci chiamano questi anni cupi, questi anni di devastazione e annichilimento, questi anni della decisione.

fonte : ilprimatonazionale.it