Capire i conflitti comprendendo i diversi punti di vista

19.09.2016

In epoca contemporanea ci sono conflitti su larga scala, tensioni e incomprensioni che portano ovviamente alla violenza. Spesso non assistiamo solo all’uso della violenza ma anche del terrorismo, che è una forma più brutale di violenza che comporta rapimenti, attentati, omicidi e altre forme di atrocità e brutalità operate sugli esseri umani.

La violenza e il terrorismo non si limitano a una particolare regione del mondo, ma sono diffuse in varie parti dell'Asia, nei Paesi dell'Africa, in Medio Oriente ecc.. A parte la povertà, le disuguaglianze sociali, le ideologie politiche, le religioni o piuttosto le differenze religiose sono fattori importanti che possono portare spesso a conflitti, violenze e uccisioni.

Non è che il conflitto o la violenza siano presenti solo da tempi recenti; nella tradizione indù, il Mahābhārata è un’appassionante e lunga storia della serie di conflitti vissuti dai suoi principali attori e di come essi abbiano cercato di affrontare questi conflitti e risolverli.
La sezione principale, la Bhagavad Gita, si occupa in maniera significativa e completa della battaglia sia fisica che ideologica combattuta tra due famiglie di cugini nel campo di battaglia di Kurukshetra.

Il messaggio di Gita consegnato da Krishna è una parte essenziale dell'induismo. Secondo il noto giornalista Siddarth Vardarajan, "La Gita è uno dei testi indiani più antichi e dalla valenza maggiormente filosofica che abbiamo mai avuto, e la gamma di questioni etiche, morali e ontologiche che solleva sono tanto rilevanti per l'umanità di oggi quanto non lo fossero per gli antichi".

Ma la portata e il livello di brutalità e di violenza che sono presenti nel mondo di oggi sono notevolmente aumentati in gran parte delle zone del pianeta a causa dell’avanzamento degli strumenti tecnologici e dei moderni sistemi di arma da guerra, tra cui la possibilità di avanzare bombardamenti in aria, a terra e anche nei mari.

Armamenti nucleari sono anche entrati nell’arsenale di alcuni Paesi, tra cui India e Pakistan.

Il conflitto non è solo confinato alle nazioni, ma è presente nelle famiglie, nelle comunità, nelle istituzioni accademiche e politiche, sui posti di lavoro ecc.. Assistiamo a tensioni interne e conflitti tra mariti e mogli, tra genitori e figli. Anche nelle scuole abbiamo problemi tra gli stessi insegnanti e tra docenti e studenti con l'uso occasionale di punizioni operate dagli insegnanti a danno degli studenti.

In questo articolo ci limitiamo ad analizzare i conflitti e le violenze che possono sorgere tra le comunità, le nazioni e in particolare tra i diversi gruppi religiosi.

Ci sono molti modi per analizzare i conflitti e mezzi di riduzione e mitigazione dei conflitti stessi. Tuttavia ci limitiamo qui ad analizzare il ruolo dei “sistemi di convinzioni” per capire come nascono i conflitti e come possono essere ridotti ed evitati. Discutiamo il significato e le implicazioni dei sistemi di credenze e di come essi conducano ai conflitti.

I “sistemi di convinzioni”

Come suggerisce il nome, i “sistemi di convinzioni” sono credenze, pensieri, abitudini  di pensiero che vengono assorbite in tenera età e costruite attorno alla storia e agli stili di vita di una comunità. Esempi di stili di vita sono ad esempio i rituali legati alla nascita, al matrimonio e alla morte. Mentre gli indù ad esempio cremano (bruciano) i corpi dei loro defunti, i popoli di origine abramitica e i cristiani li seppelliscono. Le usanze includono precetti su cosa mangiare e su cosa non mangiare, come vestirsi ecc. e sono implicite alla vita delle diverse comunità. Il rispetto per gli anziani o per le donne differisce anch’esso da gruppo a gruppo.

Queste abitudini e punti di vista sono venerati e rispettati fermamente dalle persone che appartengono alla comunità e li guidano durante tutta la loro esistenza.

Come il noto ricercatore pacifista Gavriel Salomon ha scritto,  "conflitti difficili o irresolubili sono radicati in una lunga e dolorosa memoria e restano centrali nella vita di una società...". Una società o una comunità di solito non è in grado o non è disposta a modificare queste credenze e pratiche ben salde nella prassi quotidiana.

Se analizziamo i vari tipi di conflitti comuni ci rendiamo conto che si presentano a causa di diversi fattori - sociali, economici, linguistici ecc., ed essi sono spesso motivo di gravi divergenze e disaccordo su credenze, valori e pratiche profonde. Queste differenze portano a conflitti in vari ambiti - domestico, sul posto di lavoro, istituzionali e naturalmente anche in ambito religioso. In una famiglia un conflitto può emergere in quanto il padre può decidere ad esempio che un suo figlio debba studiare sodo per superare i suoi esami o per fare carriera, ma quest'ultimo può  ritenere che gli dovrebbe essere consentito di divertirsi con i suoi amici o essere in grado di andare in giro con la sua moto. In questo caso il figlio sente che suo padre è vecchio e non capisce la libertà di un giovane.

Allo stesso modo in materia di abbigliamento le giovani donne moderne vogliono indossare jeans e top e non essere gravate da vecchi stili o mode. Se la propria madre o qualsiasi altra persona protesta per questo ritengono che la loro libertà ne venga  compromessa.

Naturalmente le “Khap panchayats” nello Stato di Haryana (è un tipo di unione tra villaggi presente principalmente nel nord dell’India e diffuso in altre forme nel resto del Paese, ndt) opprimono i propri figli in modo bestiale e crudele e uccidono perfino le proprie figlie se scelgono il marito in base ai propri desideri e non a quelli dei genitori.

In una fabbrica un conflitto può sorgere in seguito a punti di vista contrastanti tra il management che vorrebbe massimizzare produzione e vendite e i lavoratori che si sentono sfruttati perché ritengono che i proprietari della fabbrica non retribuiscano il loor lavoro in maniera adeguata e negano loro altri benefici legati alla prestazione del lavoro d’opera.

A un livello più elevato, conflitti religiosi, politici e ideologici sorgono a causa di diversi sistemi di credenze. Il conflitto tra Israele e Palestina, il conflitto tra il Pakistan e l’India sulla questione del Kashmir e il relativamente recente conflitto tra Cina e India sul confine che le separa e la disputa sullo status dell’Arunachal Pradesh [uno Stato del nord-est dell’India conteso con la Cina, ndt] che si considera parte del territorio cinese, sono il risultato della convinzione fortemente radicate secondo le quali il proprio Paese è nel giusto e la nazione avversaria è ovviamente dalla parte del torto, e le cui condotte e azioni politiche sono ritenute provocatorie e ingiustificate.
I “sistemi di credenze” portano i partiti e le Nazioni a rimanere inflessibili verso la controparte e comportano l’insorgenza di conflitti e tensioni.

Le origini di ogni gruppo religioso - sia esso di ispirazione cristiana, islamica, sikh, religioni i cui testi storici sono facilmente disponibili - ha portato i loro seguaci a vivere e a lottare in diversi modi, il che li ha resi antagonisti gli uni agli altri. Il cristianesimo è nato dai suoi contrasti con la fede ebraica; allo stesso modo l'Islam è venuto fuori delle lotte interne al mondo arabo. I musulmani di tutto il mondo in generale mantengono le loro pratiche di vita e di fede in Allah anche oggi, senza cambiare molto nelle loro abitudini e di approccio alla vita. Anche il modo in cui gli uomini e le donne islamici vestono oggi mostrano l'impatto del codice di abbigliamento presente al momento della nascita dell'Islam più di 1400 anni fa.

Il Sikhismo è anch’esso all’origine delle lotte con l'ortodossia brahmanica.

Quando due comunità o i popoli di due (o più) diverse fedi interagiscono tra loro, vi sono differenze e controversie che emergono tra due o più sistemi opposti di credenze o narrazioni collettive che si contrappongono l'uno all'altro e che sono radicati in diverse storie e memorie collettive spesso molto traumatiche.

Non sono solo le narrazioni e i sistemi di credenze sottostanti a fare da specchio gli uni agli altri, come scrive Gavriel Salomon, ma spesso esse servono a delegittimare ogni altro obiettivo, storia, umanità e sofferenze patite dall’altro. Il conflitto è dunque inevitabile.
Siamo così in grado di comprendere il conflitto che si pone tra (per esempio) sunniti e sciiti nell’ambito dell’Islam in tutto il mondo. C'è anche una setta chiamata Alevi in Turchia che è in contrasto con la setta sunnita dominante dell'Islam in quel Paese.

Allo stesso modo in Pakistan la setta degli Ahmadiyya è in contrasto con la maggioranza sunnita e gli è stato impedito di praticare la propria fede come per il gruppo dominante - i sunniti. Non gli è consentito nemmeno chiamare il loro luogo di culto Masjid o moschea.

In Israele il problema della Palestina e della striscia di Gaza è tale che non è neanche lontanamente vicina una soluzione a causa di numerosi problemi sociali ed economici, ma alla fine non ancora risolvibile a causa di sistemi di credenze diversi e antagonisti.

La rivalità a lungo termine tra la Germania e la Francia è stata risolta, naturalmente, da statisti e leader come De Gaulle in Francia e Konrad Adenauer - quest'ultimo è stat0 il primo Cancelliere tedesco del dopoguerra dal 1949 al 1963. In fondo però entrambi i Paesi avevano sistemi di credenza similari e la comune fede nel cristianesimo, quindi religione e cultura non erano radicalmente diversi.

Le differenze relativamente minori che persistevano sono state fatte rientrare grazie all’interessamento diretto degli Stati Uniti per riunire queste due nazioni tramite un'unione economica e politica. Altre Nazioni che si erano combattute in precedenza hanno  poi aderito all'Unione europea.

Per ridurre o attenuare il conflitto dobbiamo capire le storie di ciascuno dei sistemi di credenze con cui veniamo in contatto e “aggirare” le differenze tramite il dialogo e la comprensione reciproca.

In India il merito di questo va principalmente a Gandhi, che ha praticato non solo la verità e la non violenza ma che ha cercato di portare differenti comunità a comprendersi e a vivere insieme in armonia.

Gandhi credeva nell’armonia religiosa e nell'amicizia tra le diverse fedi e ha lavorato per tutta la vita per alimentare la comprensione e la buona volontà tra le diverse religioni, e in particolare tra l’Induismo e l'Islam.

Egli ammirava le buone caratteristiche di tutte le religioni e ha detto che dobbiamo tenere la mente aperta per imparare dalla fedi degli altri. Aveva questo atteggiamento di apertura non solo verso l'Islam ma anche verso il cristianesimo, che vedeva operare bene nei settori dell'istruzione e della sanità. La sua ammirazione per le diverse religioni è stata esemplificata dai Sabhas prathna (discorsi religiosi) in cui ha chiaramente parlato delle buone caratteristiche di tutte le religioni. Gli ashram [comunità religiose, ndt] da lui fondati e in cui ha trascorso una parte considerevole della sua vita insieme ad altri devoti avevano grandi finestre che simboleggiano l'apertura della sua mente verso le altre religioni, anche se lui stesso ha affermato più volte di essere un Sanatani indù (“indù per sempre”, ndt). L'eclettismo religioso di Gandhi fu in gran parte ispirato da sua madre, che era una persona devota con uguale rispetto per le diverse fedi e alimentato da digiuni regolari per ottenere la beatutidine spirituale.

In conclusione possiamo dire che differenti credenze e atteggiamenti hanno la loro propria legittimazione - e si presentano come il risultato del trascorso storico di una comunità, delle sue lotte, dei suoi ricordi cari e degli stili di vita. I conflitti nascono quando diversi approcci e sistemi di credenze entrano in contatto.

Dobbiamo rispettare queste diverse prospettive di vita e agire con giudizio ed empatia nei loro confronti. Gandhi ha lavorato senza sosta per costruire ponti tra le diverse comunità e per promuovere l'armonia, la pace e la buona volontà reciproci.
Il percorso seguito da Gandhi è importante oggi tanto quanto lo è stato quando era in vita.