Caos in Regno Unito: l'Alta Corte di Londra rinvia al Parlamento la decisione di attivare l'art. 50 per avviare il Brexit

03.11.2016

E' caos nel Regno Unito dopo che stamattina l'Alta Corte di Londra ha sentenziato che il governo britannico non potrà attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che permette l'avvio dei negoziati per la Brexit, senza il via libera del Parlamento.

La disputa riguardava il potere rivendicato dal primo ministro di agire in base alla "prerogativa reale" senza consultare il parlamento. Il giudizio di legittimità era stato chiesto da due cittadini, l'imprenditrice Gina Miller e il parrucchiere Deir dos Santos, sostenuti da diversi gruppi, che avevano raccolto centomila sterline per presentare il ricorso grazie a cinquemila donatori mediante crowdfunding.

A questo punto, teoricamente, la Camera dei Comuni potrebbe votare sulla Brexit, e potenzialmente bloccarla. 

Le reazioni da parte del mondo politico non si sono fatte attendere: il leader dell'Ukip, Nigel Farage, che aveva trascinato gli elettori inglesi a votare per il Brexit, ha immediatamente twittato un commento al verdetto dell'Alta Corte, pronosticando che esso "scatenerà la rabbia della gente" e aggiungendo di temere "che ora sarà fatto ogni tentativo per bloccare o ritardare l'attivazione dell'articolo 50".

Il governo però ha prontamente fatto sapere che ricorrerà in appello contro la sentenza. "Il governo è deluso dal giudizio della Corte - si legge in una dichiarazione dell'esecutivo di Theresa May - il paese ha votato per uscire dall'Unione Europea in un referendum approvato da un atto del Parlamento. E il governo è determinato a rispettare il risultato del referendum".

A questo punto la Corte Suprema dovrebbe esaminare l'appello ai primi di dicembre.

La stessa premier Theresa May ha rincarato la dose, tramite il suo portavoce, che ha dichiarato che "il governo britannico è sempre intenzionato a far scattare la procedura formale per lasciare l'Unione europea entro la fine di marzo e non crede che la sentenza dell'Alta Corte di richiedere l'approvazione del Parlamento interromperà tale calendario".

Il portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, ha annunciato per domani un colloquio telefonico tra la May e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, ma non ha voluto commentare la sentenza, ricordando però che "non è stata la Commissione a chiedere una pronta notifica, ma tutti gli altri 27 stati membri nella più alta istanza" ed ha sottolineato che "sarà il Parlamento Europeo a doversi esprimere sull'accordo finale" per la Brexit.

I mercati finanziari hanno risposto all'improvvisa novità con euforia: la sterlina britannica si è portata sopra quota 1,24 sul dollaro, confermando come la felicità delle borse sia spesso inversamente proporzionale alla salute dell'economia reale, laddove le imprese e i lavoratori del Regno Unito stavano traendo sollievo, in questi mesi post-referendari, dalla svalutazione della sterlina.

In Italia, infine, il leader della Lega Nord, ha chiosato il verdetto dell'Alta Corte britannica con un commento al vetriolo: "La mancanza di democrazia non è una peculiarità solo italiana evidentemente: se i cittadini votano come vogliono i poteri forti, allora sono sovrani; altrimenti se votano come non va bene ai poteri forti, lo sono un po' meno. Gli inglesi hanno votato e per me vale il voto del popolo, mi stupisce questa presa di posizione ma non credo cambi nulla".