NEOCON

USA: dietro la Clinton ci sono i Neocon

28.10.2016

"Stravagante, ma parla alla gente semplice". Non possiamo sicuramente classificare questa definizione di Vladimir Putin di Donald Trump, proferita al Forum Valdai a Sochi, un "endorsement". Il presidente russo ha ribadito che tutte le accuse di intromissione nella campagna americana, anche a mezzo hacker, siano da respingere. Ciò nonostante, potrebbe esserci qualche simpatia, o forse cointeressenza, da parte di Mosca verso Trump.
Ma il tema non è - come la stampa mainstream che ammonisce sull'incombente pericolo russo -, che Mosca poserebbe i suoi artigli su di un'Europa lasciata in balia del neoisolazionismo di Trump, rispetto alla verve interventistica di Clinton. Il tema non è "USA contro Russia". Il tema è favorire un assetto delle relazioni internazionale di tipo multiporale, rispetto agli attuali desiderata americani di un nuovo Project for the New American Century in salsa democrat.
Il Project for the New American Century è stato il più importante think tank neo conservatore che ha governato l'America ai tempi dei Bush. Si tratta di una variegata compagine di intellettuali e portatori di interessi che, con la venuta meno di quel mondo bipolare che si basava sulla presenza del katehon russo - il katehon era per Carl Schmitt il potere che controbilancia altri poteri -, si era convinta di poter guidare un mondo monopolare a trazione americana. Una New Pax Americana che, con la "fine della storia" rappresentata dalla fine dell'Urss, com'era nelle analisi di Francis Fukuyama, fra i massimi teorici della Commissione Trilateral, avrebbe comportato la vittoria incontrastata del neoliberismo, a livello economico, e di quelle élite politiche fedeli a Washington, a livello politico. Oggi, proprio i neocon, benché il loro apogeo sia stato raggiunto sotto i governi repubblicani, hanno puntato su Hillary Clinton. Clinton è oltre "l'establishment" - magari un semplice salotto di intellettuali o professori, ben poca cosa rispetto al potere reale -. Clinton è ciò che Eisenhower definiva "industrial military complex": con lei, infatti, ci sono tutti i neocon e, non a caso, anche i Bush. E' molto probabile che una presidenza Trump possa essere uno sconfortante mosaico di gaffe sessiste e battutacce. Ma è molto più probabile che la presidenza Clinton sia una escalation militare e la foglia di fico della promozione di varie "rivoluzioni arancioni" in quei paesi geostrategicamente vicini alla Russia, Bielorussia in primis. Altre rivoluzioni "filo occidentali" potrebbero essere finanziate in Transnistria, Moldova e nel Caucaso. Ma la lotta nella quale Clinton s'imbarcherebbe non sarebbe contro la Russia, ma contro un assetto multipolare del quale si potrebbe avvantaggiare in primis l'Europa. La Russia non è così forte o da attrarre l'Europa o da ristabilire un assetto multipolare. Il suo katehon, la sua forza riequilibratrice, può favorire un nuovo spazio per tante forze regionali o mondiali, dall'Iran alla Russia, e soprattutto potrebbe favorire una nuova Europa, più indipendente dall'egemonia americana.
Per comprendere questo, bisognerebbe avere l'onestà di capire che tante cose che avvengono nello scacchiere internazionale e che vengono riferite alla protervia russa sono in realtà riferibili alla protervia americana. Bisognerebbe avere il coraggio di riconoscere che la Russia è intervenuta al fianco dei governi legittimi sia in Siria che in Ucraina. Bisognerebbe avere il coraggio di riconoscere che la sfera d'influenza russa, riguarda la Moldova, la Serbia, la Repubblica Srpska, la Bielorussia: e si tratta di una sfera storica e culturale, di popoli che se non sono russofoni sono legati alla comune radice ortodossa. Per questo, le esercitazioni Nato allargate a Banjaluka, nella repubblica serba di Bosnia, sono una provocazione. L'escalation della tensione con la Nato, in questo momento, è una scelta deliberata di Stoltenberg, non di Mosca. E chi vuole una ulteriore escalation sono proprio i neocon, messi ai margini da Obama, ma pronti a saltare sul carro di Clinton. Di fronte a questa allegra combriccola dei maghi degli ossimori - come la "guerra umanitaria" alla base della dottrina neocon di Bush -, Trump non rappresenta l'ariete di Mosca che trama per un nuovo bipolarismo, ma un politico che, al di là di certi suoi aspetti grevi, crede in un mondo multipolare. D'altronde la multipolarità è un dato di fatto, disconosciuto dai "teologi" del neoconservatorismo. La banalità di queste affermazioni sarebbe chiara anche alla opinione pubblica occidentale se filtrasserro le informazioni giuste. Se i giornali, invece di raccontare dei valori liberal dei Clinton, vi raccontassero degli affari con i neocon. Ecco che parlare di battute sessiste diventa la più formidabile arma di distrazione di massa.