Via sanzioni alla Russia, anche la Liguria si fa sentire

Lunedì, 13 Giugno, 2016 - 10:30

Non solo Veneto e Lombardia, anche la Liguria dice il suo “no” alle sanzioni antirusse. Per la guerra commerciale condotta dagli Stati Uniti e l’Ue contro Mosca, l’economia italiana ha perso miliardi di euro. Mentre il governo Renzi pensa al TTIP, il “Made in Italy” continua a subire ingenti danni.

Autolesionismo puro le sanzioni alla Russia. La Liguria vuole esprimersi in merito affiancandosi a Lombardia e Veneto per lanciare un messaggio a Roma: basta sanzioni. La mozione proposta dalla Liguria, che comprende anche il tema del riconoscimento della Crimea, verrà votata a fine giugno.

"Questo muro fra l'Europa e Mosca va abbattuto e bisogna riportare la Russia ad essere parte integrante del sistema europeo", ritiene Edoardo Rixi, Assessore allo sviluppo economico e segretario della Lega Nord della regione Liguria.

— La Liguria si appresta a votare contro le misure restrittive alla Russia. Rixi, il fronte anti-sanzioni in Italia quindi si allarga sempre più?

— Noi crediamo che sia fondamentale riaprire i rapporti commerciali con la Russia, perché è un mercato importantissimo per le nostre imprese. Noi in Liguria inoltre abbiamo un'affinità culturale con la Russia già dal Medioevo. L'antica Repubblica di Genova aveva degli sbocchi commerciali in Crimea sul mar Nero, da allora ci sono stati anche scambi culturali. Già dall'inizio del 900 c'era una massiccia presenza del turismo russo sulle nostre coste. Basti pensare poi che nel periodo dell'Unione Sovietica il nostro era l'unico porto aperto alle navi provenienti dall'Ex URSS. Crediamo che oggi le sanzioni alla Russia facciano peggio alle nostre imprese che alla Russia, che ora sta naturalmente guardando verso la Cina, l'Asia, rispetto l'Europa, che si è chiusa nei suoi confronti. Questo muro fra Europa e Russia va abbattuto, bisogna riportare la Russia ad essere parte integrante del sistema europeo.

— La Liguria quanto è stata danneggiata dalle sanzioni?

— Si parla attualmente di una perdita di circa 100 milioni di export, ma potenzialmente è molto di più, perché la perdita di un mercato vuol dire che non investi più in quella direzione. Si rischia di perdere tutti gli incrementi.

Se le sanzioni dovessero continuare, subiremo ulteriori danni.

— Quali sono i vostri auspici per il futuro dei rapporti con la Russia? Avete in programma altri eventi, a parte il voto in Consiglio di fine mese?

— Avevamo cercato di organizzare un evento a fine giugno, chiamando rappresentanti del Senato russo e dalle regioni russe. Si tratta di un convegno a Portofino con la partecipazione anche di diverse regioni italiane, sulle tematiche del commercio, ma non solo. L'evento è slittato e avrà luogo probabilmente nel mese di settembre. Per noi è fondamentale ricostruire un rapporto solido. Stiamo dando un forte segnale al governo italiano e all'Unione europea: per noi la Russia è parte integrante dell'Europa, anche a livello culturale. Non è pensabile guardare come sta facendo l'Europa, più alla Turchia che alla Russia. A livello economico, culturale e strutturale, è chiaro che l'identità europea senza la Russia non è una vera identità europea. Mentre la Turchia con l'Europa c'entra assolutamente poco. Noi siamo una regione storicamente marittima, una delle prime nel Mediterraneo. La Russia per noi è importante non solo per gli scambi commerciali, ma anche in termini geopolitici nel Mediterraneo. La situazione in Medio Oriente deve essere coordinata con la Russia. Il Mediterraneo è un mare tranquillo e dedito a rapporti di carattere commerciale, come è stato per millenni. La situazione attuale ci ha fatto tornare indietro almeno di 200-300 anni. È fondamentale condividere le scelte strategiche con la Russia, questo si può fare solo portandola in una condizione di rapporti diplomatici favorevole.

— Che significato ha la mozione che verrà votata a fine giugno in Consiglio regionale?

— La mozione, a parte la denuncia delle sanzioni a Mosca, prevede il riconoscimento della Crimea, perché riteniamo legittimo che ogni popolo scelga dove andare. In Crimea c'è stato un referendum, tutti sanno che la popolazione è russa e la penisola storicamente è sempre appartenuta alla Russia.

Speriamo si possano attenuare tutti i conflitti europei, ma sicuramente l'irrigidimento delle misure nei confronti di Mosca non è un modo per progredire in questo senso.

Chiediamo alla Comunità europea un maggior dialogo con la Russia.