Sistema bancario: il paradosso di Banca d’Italia Spa

02.12.2016

E’ di queste ore la notizia dell’assoluzione per i vertici della Banca Etruria. Secondo il Tribunale il management bancario non ostacolò l’attività di vigilanza di Banca d’Italia. Punto forte dell’indagine è la cessione degli immobili della società Palazzo della Fonte e l’iscrizione a bilancio dei crediti deteriorati.

Senza voler andare nel merito di una sentenza ritenuta paradossale dalle associazioni consumatori e ricordando che in ogni caso l’indagine andrà avanti sulla pista della bancarotta...è evidente che una riflessione sul ruolo di controllore e controllati  nel sistema bancario vada fatta.

Come riportato sul portale ufficiale della banca delle banche "la Banca d’Italia è la banca centrale della Repubblica italiana; è un istituto di diritto pubblico, regolato da norme nazionali ed europee. È parte integrante dell'Eurosistema, composto dalle banche centrali nazionali dell’area dell’euro e dalla Banca centrale europea. L’Eurosistema e le banche centrali degli Stati membri dell’Unione europea che non hanno adottato l’euro compongono il Sistema europeo di banche centrali (...). L’assetto funzionale e di governo della Banca riflette l’esigenza di tutelarne rigorosamente l’indipendenza da condizionamenti esterni, presupposto essenziale per svolgere con efficacia l’azione istituzionale".  Le principali funzioni della Banca d’Italia sono dirette ad assicurare la stabilità monetaria e la stabilità finanziaria, requisiti indispensabili per un duraturo sviluppo dell’economia.

Sin qui tutto normale. Ma Banca d’Italia è in realtà Banca d’Italia spa, partecipata da un pool di banche di tutto rilievo. La lista ufficiale è proprio sul portale all’indirizzo: http://bit.ly/2fNi4OD ed annovera Intesa San Paolo, Unicredit, Cassa di Risparmio di Bologna, Generali, Banca Carige, INPS, Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza Forense, INARCASSA, ENPAM, Bnl , MPS, UnipolSai, Cassa di Risparmio di Firenze, Cassa del Friuli, Veneto Banca, Allianz oltre ad una pletora di piccoli istituti bancari.

Il controllore deve dunque controllare i suoi partecipanti, esercitare attività di monitoraggio sulla loro attività e se del caso “guidare” gli Istituti verso una gestione più oculata.  Quantomeno da un punto di vista etico la questione è alquanto discutibile.

Se accanto all’aspetto più propriamente vicino ai valori andiamo a collocare le notizie di cronaca la questione assume tutt’altra dimensione. Un caso appare lampante: Veneto Banca.  Secondo le cronache nazionali (http://bit.ly/2gNdAr6) l’associazione Movimento sta lavorando a un’azione collettiva per i risparmiatori del Vco di Veneto Banca decisi a chiedere risarcimenti per i danni subiti acquistando le azioni. Già avviate sessanta pratiche di richiesta chiarimento.  MPS possiede circa 7500 quote di Banca d’Italia, contro le 72.528 di Intesa San Paolo e le 52.948 di Unicredit. 

Ora chi scrive non ha a disposizione i dati necessari per effettuare delle valutazioni di merito, ma la questione appare senza dubbio prioritaria di una sua revisione. E’ sempre Banca d’Italia che pubblica una circolare per la determinazione del TEGM (tasso effettivo globale medio ) che i Tribunali utilizzano per derubricare il reato di usura da un punto di vista civile.

Persa la sua funzione di realtà che stampa moneta, il ruolo di Banca d’Italia è ad oggi ibrido. Una banca nazionale, che rappresenta il nostro sistema in Europa, controllata dai principali banchieri italiani (a loro volta partecipati da gruppi internazionali), a cui è affidato il monitoraggio dell’attività degli Istituti, appare un paradosso insostenibile per l’epoca moderna. 

In definitiva nel mondo dell’imprenditoria una realtà che controlla i suoi controllati non è ipotizzabile. E’ forse controllato dalle imprese un Ente di Certificazione della Qualità o una SOA ? Quali ad oggi le tutele reale per i consumatori e gli imprenditori che chiedono giustizia rispetto ad un sistema iniquo che vede le banche in posizione di assoluto dominio? E’ forse proprio da qui che occorre partire con una riforma integrale: la vigilanza degli Istituti Bancari spetta ad una realtà interamente statale, parte terza e con assoluta distanza dai controllati.  Questione di credibilità, di giustizia, di democrazia moderna.