Se a mancare è la classe dirigente

18.12.2016

I fatti di Roma e Milano dell'ultimo periodo, uniti ai tanti episodi simili susseguitisi negli anni, oltre alle normali e prevedibili polemiche politiche, lanciano ancora una volta un monito su quanto sia importante ed ineludibile per tutto il nostro Paese, ad ogni livello, una classe dirigente degna di questo nome.

Un Comune, una Nazione, ma anche il mondo produttivo possono operare e prosperare se e solo se a guidarli - non solo politicamente - quotidianamente vi sia una classe dirigente preparata, non impegnata a declinare nella realtà il Vangelo del primato del burocrate, pronta a mettersi in gioco ed a migliorarsi e soprattutto consapevole del proprio ruolo.

Ruolo inteso non come esercizio del potere in favore di una parte, ma attuazione di strategie e procedure utili alle comunità ed all'intero Paese.

Dalla politica alle professioni, passando per le Accademie, è, invece, tutto un esercizio di immeritocrazia, svilimento dello spirito critico, abbattimento dei percorsi formativi organici per virare verso sterili programmi nozionistici, inutile rincorsa al mediatico ed al mercato. La classe dirigente che manca dovrebbe essere educata al rispetto ed al senso delle istituzioni oltre ad essere preparata per affrontare le sfide quotidiane in nome di una comune cultura che metta al primo posto gli interessi del Paese.

La mediocrità e lo svilimento dei programmi culturali e di formazione, così come il messaggio che tutti possono tutto e che in fondo ciascuno possa ricoprire determinati incarichi - persino di capitale importanza - ha definitivamente imbarbarito il sistema paese ed anche i rapporti.

Non possiamo più permetterci di confidare nei singoli esponenti di poche e rare isole felici sui territori, c'è bisogno di un programma organico capace di creare una classe dirigente per l'Italia partendo da pochi e chiari concetti ed obiettivi.

Responsabilità, competenza, rispetto delle istituzioni e tutela degli interessi nazionali ed europei. Se non lo facciamo siamo destinati al teatrino di questi giorni dove quello che dovrebbe essere il primato della politica viene totalmente delegato all'economia ed al giustizialismo sociale, mediatico e, cosa ancor più grave, contare sempre meno sui tavoli che contano in Europa dove al contrario - tra meri burocrati esecutori per conto di classi dirigenti consapevoli e rappresentanti di ogni tipo d'interesse - conoscono perfettamente ciò che sono e quello che vogliono.

È ora di svegliarsi da questo sonno e da questa indegna ignoranza portatrice di un'applicazione sbagliata e tossica del concetto di uguaglianza il cui unico effetto è stato di svilire capacità e competenze per rendere la maggioranza dei cittadini tanti burattini in nome della libertà. Del burattinaio.