Mar Cinese Meridionale: storia geopolitica di un contenzioso in atto

27.11.2016
Breve storia geopolitica dei contenziosi per controllare le isole Spratly, Paracelso e Pratas.

Il Mar Cinese Meridionale ha una superficie complessiva di circa 3.500.000 km², e si trova a sud del Mar Cinese Orientale. E’ delimitato a nord dalla costa meridionale della Cina e dallo Stretto di Formosa, ad est dalle Isole Filippine, a sud-est dal Borneo e dallo Stretto di Karimata e ad ovest dal Vietnam e dalla Cambogia. In questo sterminato braccio di mare, il terzo al Mondo per grandezza, vi sono numerosi piccoli arcipelaghi disputati ormai da molto tempo dai diversi paesi che vi si affacciano.

In questo articolo verranno disaminate la storia geopolitica dei contenziosi per controllare le isole Spratly, Paracelso e Pratas. Già i nomi da attribuire a questi luoghi sono utilizzati nello scontro per il dominio, perché ogni paese coinvolto nella contesa ha attribuito loro un nome diverso.

Le Spratly sono chiamate in cinese Nansha Qundao (Arcipelago Sabbioso del Sud), in vietnamita Quan Dao Truong Sa (Lunghe Sabbie), in tagalog Kapaluan ng Kalayaan (Arcipelago della Libertà) e come si evince da questa terminologia sono contese dalla Repubblica Socialista del Vietnam, dalla Repubblica Popolare Cinese, dalla Repubblica Nazionale Cinese (Taiwan), dal Regno di Malesia, Dal Regno di Brunei e dalla Repubblica delle Filippine. 

Queste isole, che non raggiungono la superficie complessiva di 5 km², sono disseminate in un’area di 410.000 km². Il loro valore economico risiede nei giacimenti petroliferi dei fondali prospicienti le isole, alla raccolta del guano, alla possibilità di pesca e allo sfruttamento turistico. La loro importanza geopolitica risiede nella possibilità di installare basi navali, sia per unità di superficie sia per unità subacquee, basi aeree e batterie missilistiche terra-aria con le quali complessivamente minacciare le rotte commerciali e militari degli altri paesi dell’area.

Attualmente la suddivisione dell’arcipelago, de facto non de jure, vede la Repubblica Nazionalista di Cina, tramite la Municipalità di Kaohsiung, controllare un’isola ed una scogliera per 0, 46 km²; la Malesia, tramite lo Stato di Sabah, un’isola artificiale, cinque scogliere e un banco sabbioso per 0,06 km²; le Filippine, attraverso la Provincia di Palawan, sette isole, due scogliere per 0,84 km²; la Cina, con la Provincia di Hainan, otto atolli; e infine il Vietnam, con la Provincia di Khanh Hoa, sette isole, sedici scogliere e tre banchi di sabbia per complessivi 0, 40 km². Questi paesi applicano alle loro porzioni di Spratly tutti i diritti conferiti dalla ZEE (Zona Economica Esclusiva) ovvero la piena gestione sulle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazioni e uso di strutture artificiali o fisse, protezione e conservazione dell'ambiente marino e la ricerca scientifica.

La Repubblica Popola Cinese ha utilizzato il controllo delle sue isole per potenziare la sua forza militare nell’area. Ad oggi Pechino possiede una Marina Militare inferiore alle sue ambizioni geopolitiche e alla potenza statunitense e dei suoi alleati nell’area . Basti pensare, per esempio, che la Cina possiede solo una portaerei, la Liaoning, che disloca 60mila tonnellate e può portare quaranta aerei, superiore sì alla portaelicotteri giapponese Izumo, di 30mila tonnellate, ma nettamente inferiore se paragonata alla portaerei americana Ronald Reagan con le sue 100mila tonnellate e i suoi novanta aerei. Per poter superare questo gap, quantitativo e qualitativo, i vertici militari di Pechino sono stati costretti a pensare ad una nuova strategia, che ha portato a trasformare, nelle Spratly, le barriere sommerse e le strisce di sabbia in isole con piste di atterraggio, porti, ospedali e caserme, raddoppiando, ma a volte anche triplicando, i loro atolli. I lavori hanno avuto inizio dal 2013-2014 e consentiranno presto a Pechino di avere una vera e propria rete di piccole e inaffondabili portaerei con le quali potranno allargare il raggio di azioni dei loro aerei fino all’Australia e alle basi americane nelle Filippine.

Le isole Paracelso sono un gruppo di atolli conteso dal Vietnam, da Taiwan e dalla Repubblica Popolare Cinese e si trovano a sud dell’isola cinese di Hainan e ad est del Vietnam. Coprono un’area complessiva di 7,75 km², controllate attualmente, come vedremo, quasi del tutto da Pechino dal 1974.

Nell’isola più grande, Woody Island, si trovano circa mille cinesi tra pescatori e personale militare, infatti le isole pur essendo colpite spesso da tifoni, e con un clima tropicale sono ricche di giacimenti petroliferi e di gas naturali che hanno provocato l’interesse di molte aziende energetiche operanti nell’area. In epoca moderna le Paracelso furono segnalate come cinesi nelle cartine geografiche della Dinastia Qing (1644-1912) e della Prima Repubblica Cinese (1912-1949) mentre nelle mappe geografiche della Dinastia vietnamita Nguyen (1802-1945) erano segnate come facenti parti del paese indocinese.

Nel 1932 la Francia, che governava all’epoca in Vietnam, dichiararono l’arcipelago annesso all’Indocina e per far valere maggiormente i loro diritti costruirono una stazione meteorologica sull’isola Pattle. Il Giappone non riconobbe l’annessione adducendo il motivo che sia la Francia che la Gran Bretagna avevano riconosciuto  le isole come appartenenti alla Cina nel 1900 e nel 1921 e dichiararono che poiché l’Impero del Sol Levante era in guerra con la Cina dal 1937 (Seconda guerra cino-giapponese) le isole potevano essere invase in quanto erano legittime prede di guerra. Nel 1939 il Giappone passò ai fatti e tolse ai francesi il controllo delle Paracelso, occupandole fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nella Dichiarazione del Cairo, risultato della Conferenza del Cairo a cui presero parte Franklin Delano Roosevelt, Winston S. Churchill e Chiang Kai Shek, del 27 novembre 1943 c’è un passaggio che recita: “ Il loro [cioè degli Stati Uniti d’America, della Gran Bretagna e della Repubblica Cinese] scopo è che il Giappone sia privato di tutte quelle isole che ha occupato o sequestrato fin dagli inizi della prima guerra mondiale nel 1914, e tutti i territori cinesi che i Giapponesi hanno invaso, come la Manciuria, Formosa e le Pescadores, saranno restituiti alla Repubblica Cinese”. Il passo è molto importante perché è tramite il testo di questa Dichiarazione, riconfermata nella clausola numero otto della Dichiarazione di Potsdam del 26 luglio 1945, che oggi Pechino può rivendicare le isole del Mar Cinese Meridionale.

A fine 1945 il Giappone firmò a Taiwan con la Cina Nazionalista un accordo con il quale il primo rinunciava definitivamente ad ogni rivendicazione su Taiwan, le Spratly e le Paracelso, e nel 1952 Tokio riconobbe alla Repubblica Nazionalista Cinese la sovranità sulle Paracelso e le Spratly. Nonostante ciò, dopo la II Guerra Mondiale le Paracelso rimasero ancora in mano ai colonialisti francesi fino al 1956 quando questi ultimi furono sostituiti dai sudvietnamiti, non riconosciuti però nel possesso dagli altri paesi interessati all’arcipelago.

Nel 1974 questa situazione incerta portò ad uno scontro tra una squadra navale sudvietnamita e una squadra navale cinese nei pressi del Gruppo Crescent, una serie di atolli delle Paracelso. Lo scontro vide la vittoria cinese che affondò ai vietnamiti una corvetta, danneggiò seriamente tre fregate causando loro cinquantatre morti e sedici feriti. I cinesi riportarono quattro corvette danneggiate e diciotto morti. Dopo questa vittoria il dominio cinese fu incontrastato tanto che ad oggi i cinesi non solo hanno basi militari e siti civili sulle Paracelso, come già rilevato, ma impediscono anche ai pescherecci vietnamiti di avvicinarsi alle isole, danneggiando così l’economia vietnamita pur non avendo ancora riconosciuta de jure la sovranità su queste isole.

A questo proposito è da ricordare che la decisione dell’azienda petrolifera cinese CNOOC di installare nelle Paracelso una piattaforma petrolifera, nel maggio 2014 provocò una violenta protesta anticinese in tutto il Vietnam che ebbe come conseguenza sia la morte e il ferimento di molte persone, che danni economici per entrambi i paesi coinvolti.

Le Pratas, in cinese Dongsha Qundao (Arcipelago Sabbioso Orientale), sono ubicate a circa 350 Km a sud est di Hong Kong. Sono formate da tre isole che assieme formano un anello corallino che racchiude una laguna, con una superficie di 1,74 km². Sono contese dalle due Cine e attualmente appartengono de facto a Taiwan, che le ha inserite amministrativamente nella Provincia di Kaohsiung, Distretto di Qijjin. Sono disabitate anche se saltuariamente sono visitate da personale militare e dai biologi e scienziati che studiano la flora e la fauna del luogo. Furono menzionate per la prima volta circa mille anni fa nel libro cinese "Guangzhou Ji" scritto da Pei Yuan, nel periodo della Dinastia Jin. Da allora pescatori cinesi hanno pescato nelle acque pescose del piccolo arcipelago. Solo durante gli anni trenta e quaranta le Pratas furono sotto occupazione nipponica.

Alla luce di questa disamina, risulta evidente che il controllo del Mar Cinese Meridionale rivestirà sempre più un ruolo di fondamentale importanza per l’assunzione o meno di Pechino a Super Potenza Mondiale.