LIBIA: salpa da La Spezia alla volta di Misurata la missione italiana a supporto dell’esercito del governo di Tripoli. Ad Est si rafforza il generale Haftar

14.09.2016
Partito questo pomeriggio il contingente medico-militare italiano incaricato di allestire a Misurata un ospedale militare a supporto dei combattenti del governo libico.

E’ salpata questo pomeriggio dal porto di La Spezia la nave San Marco della Marina Militare italiana che condurrà a Misurata il contingente medico-militare incaricato di allestire un ospedale da campo in grado di assistere i circa 2000 soldati del governo libico guidato da Serraj rimasti feriti durante battaglia per la conquista di Sirte, contro i miliziani dello Stato Islamico.

Secondo l’agenzia di stampa AdnKronos, dall’Italia sarebbe già decollato anche un aereo da trasporto tattico C-27J, che sarà schierato sulla pista dell'aeroporto di Misurata per eventuali evacuazioni di personale. Oltre ai 200 uomini del personale medico e i 100 parà del 186° Reggimento Folgore, al largo di Misurata incrocerà anche una delle navi inserite nel dispositivo dell'operazione 'Mare Sicuro' per il controllo del traffico mercantile nel Mediterraneo. L'ospedale sarà di tipo 'Role 2', struttura già impiegata nelle missioni in Iraq e in Afghanistan e costituita da moduli prefabbricati. Sarà attrezzata per visite specialistiche e interventi chirurgici. Una volta ultimato dovrebbe assicurare una capacità di 50 posti letto.

L’”Operazione Ippocrate”, con la quale il governo italiano ha voluto dare una risposta concreta alle richieste di aiuto sul campo avanzate lo scorso mese di agosto dal premier libico Sarraj, prende le sue mosse proprio in una fase in cui sembrano prendere sempre più quota le azioni del generale Haftar, il cui potere si sta rafforzando sempre di più in Cirenaica, dopo la conquista dei terminal della “Mezzaluna petrolifera”.

Non è un caso se proprio questa mattina, quasi a voler correre ai ripari rispetto all’avanzata dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico di Haftar, vicino al parlamento di Tobruk, non riconosciuto dall’ONU e rivale di quello ufficiale, il presidente del Consiglio presidenziale libico di Tripoli, Fayez al Sarraj, ha chiesto una "riunione urgente fra le parti in conflitto per risolvere con coraggio e responsabilità la crisi che sta attraversando il Paese". In una nota Sarraj ha sottolineato di "avere accettato la sua missione come capo di un governo di unità di tutti i libici per proteggerli e unirli contro il terrorismo", ma che "non accetterà mai di guidare una fazione libica o una guerra contro un'altra fazione libica per motivi politici o ideologici". Il "mio dovere - ha aggiunto - è fermare lo spargimento di sangue, eliminare i conflitti e preservare le ricchezze dei libici". Il premier libico ha anche lanciato un appello a tutte le parti affinchè pongano “fine alle provocazioni e si riuniscano subito attorno ad un tavolo per risolvere la crisi, rafforzando l'accordo politico in nome dell'unità del Paese". Più facile a dirsi che a farsi.

Sarraj si è detto anche "contrario ad un intervento militare straniero in Libia o ad un attacco militare contro qualsiasi altra parte libica per motivi politici, regionali o ideologici". In una nota diffusa nella notte al Sarraj ha chiesto di "evitare ogni spargimento di sangue e divisioni difendendo i beni dei libici". Per questo ha chiesto un incontro rapido "tra le parti per discutere e trovare una soluzione su come uscire da questa crisi nella Mezzaluna petrolifera".

Dall’altra parte il generale Khalifa Haftar, ha detto in un'intervista al giornale egiziano Al-Ahram Al-Arabi che "comprende le preoccupazioni espresse da alcuni Paesi occidentali su quanto sta avvenendo nella Mezzaluna petrolifera" dopo che il suo esercito è penetrato nell'area sottraendone il controllo ad una milizia fedele a Tripoli, ma ha aggiunto che "si tratta di timori infondati". "Vogliamo liberare i terminal da una banda di miliziani che ha bloccato l'export e darli alla Noc, l'ente petrolifero di stato", ha spiegato. "Questi Paesi – ha precisato, riferendosi al comunicato congiunto emesso ieri da Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Stati Uniti - credono che l'esercito libico intenda controllare i terminal e intervenire nell'export, ma ciò non è vero. La nostra operazione è mirata a liberare i porti dalle mani di una banda di miliziani che hanno bloccato l'esportazione del greggio provocando enormi perdite all'economia". Il passo successivo, ha aggiunto Haftar è "restituire i terminal alla National Oil Corporation. Questi Paesi si rassicurino, la nostra operazione non è contro i loro interessi e non ha un obiettivo politico", inoltre "non c'è stato spargimento di sangue" e "nessun danno alle strutture", ha concluso il generale.

D’altra parte, oggi Haftar ha incassato alcuni endorsement per lui estremamente favorevoli. Il presidente della compagnia petrolifera libica National Oil Company (Noc) di Tripoli, Mustafa Sanallah, ha infatti annunciato che "presto riprenderanno le esportazioni di petrolio dalla Mezzaluna petrolifera" e ha dato il suo benvenuto "al comunicato dell'esercito libico e del parlamento sulla situazione nei terminal di petrolio che saranno gestiti dalla Noc". Sanallah ha fatto sapere che "i tecnici hanno già iniziato a riparare i danni e ora dobbiamo solo rimuovere lo stato di forza maggiore per riprendere le esportazioni al più presto possibile". "Come libici - ha dichiarato - abbiamo l'interesse comune di riprendere le esportazioni".

In un comunicato, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Nova, l'autoproclamato esercito nazionale libico (Lna) ha da parte sua dichiarato che i suoi componenti non interferiranno nelle operazioni e nelle attività di esportazione dai terminal petroliferi. Sanallah ha quindi ordinato la ripresa delle attività di stoccaggio di greggio dal terminal petrolifero di Zueitina,  130 chilometri a ovest di Bengasi. Il presidente della Noc si è recato sul posto in mattinata per incontrare Muftah Shagloof, il capo delle Pfg fedeli al generale Haftar, che ha preso il controllo della zona della Mezzaluna petrolifera scacciando Jadrhan, il comandante delle Pfg alleate del governo "rivale" di Tripoli. Secondo quanto ha riferito Ramadan Lafkih, presidente dell'Unione dei lavoratori libici nel settore petrolifero, ai media locali, circa 20 mila barili di petrolio sono stati stoccati oggi e altri verranno accumulati nei magazzini del terminal fino a raggiungere 120 mila barili. Potranno in questo modo essere riavviate le esportazioni di greggio.

Inoltre la compagnia petrolifera libica Arabian Gulf Oil Company (Agoco), con sede a Bengasi, ha annunciato la sua disponibilità a riprendere la produzione di greggio dai siti che riforniscono i terminal della Mezzaluna petrolifera, proprio alla luce della conquista di quell'area da parte dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. La compagnia si è detta pronta a riprendere al più presto la produzione dai pozzi di petrolio di al Nafura, al Baydha e Majid. "Bisogna attendere solo la fine della riparazione degli impianti e poi riprenderà l'afflusso di greggio verso i terminal che prima erano fuori del controllo", ha detto il presidente della compagnia, Mohammed Bin Shatuan. "A nome della compagnia e dei suoi lavoratori – ha affermato Shatuan in una nota - benediciamo i passi fatti dall'esercito e le operazioni coraggiose per la ripresa di questi siti vitali, che hanno liberato i terminal di petrolio".

Nel frattempo il premier del governo libico di Tobruk, Abdullah al Thani, ha nominato con decreto il colonnello Miftah Maqreef, dell'Esercito nazionale del generale Haftar, responsabile della sicurezza dei terminal della Mezzaluna petrolifera. Ora Maqreef guiderà quattro brigate per la messa in sicurezza di Brega, Zueitina, Ras Lanuf e al Sidra. Il presidente del parlamento libico di Tobruk, Aquila Saleh, in qualità di capo delle forze armate, ha ordinato, secondo quanto si legge in una nota, ad al Thani di consegnare alla Noc i terminal di petrolio la cui sicurezza sarà garantita dalle Guardie che fanno capo all'esercito di Haftar.

Alla luce di questi movimenti è evidente il consolidamento della posizione del generale filo-egiziano nell’Est del paese, che ieri sera appariva meno scontato. Ed è in questo scenario che l’Italia si appresta a giocare le sue carte sul terreno, proprio dopo aver palesato, ormai ufficialmente e concretamente, il suo appoggio al governo di Tripoli guidato da Sarraj.