L’Europa e la pace impossibile tra Russia e Stati Uniti

17.10.2016
Il resoconto del convegno tenutosi a Bologna la scorsa settimana sul tema "NATO-Russia, la guerra possibile"

La scorsa settimana si è svolta a Bologna la presentazione dell’ultimo numero della rivista di geopolitica Limes, dedicato al tema "Russia-America, la pace impossibile", nell'ambito dell’iniziativa "Nato-Russia, la guerra possibile".

I relatori sono stati il direttore della rivista del gruppo editoriale L'Espresso, Lucio Caracciolo, il console russo a Bologna Igor Pellicciari e il generale già rappresentante dell’Italia nella Nato Giuseppe Cucchi. Il contesto prestigioso, nell'Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche, ha sicuramente favorito il successo di pubblico che - al netto di molti studenti dei corsi afferenti - è stato sorprendente viste le centinaia di giovani presenti, coinvolti dall’argomento geopolitico, quasi a sottolineare il bisogno di iniziative sui temi di politica internazionale.

Lucio Caracciolo ha ribadito quanto già scritto all’indomani della crisi ucraina: questa crisi russo-occidentale è scoppiata per bloccare, da parte statunitense, una serie di accordi economici bilaterali che erano stati stipulati fra Germania e Russia. A tal proposito, è interessante che sia stato Giuseppe Cucchi – un ex-generale della Nato – ad affermare senza mezzi termini come la “rivoluzione” in Ucraina sia stata deliberatamente provocata dagli Stati Uniti. Questo è il punto geopolitico più rilevante emerso: da parte statunitense vi è esplicitamente la volontà di contenere e logorare la Russia per impedirle una saldatura con la Germania e la Cina.Aggiungiamo noi, per mantenere il primato egemonico occidentale ed impedire un multilateralismo che spezzi la subalternità atlantica del continente euroasiatico.

Da parte russa, ci si muove per reazione. Una reazione che non si limita più al livello difensivo ma tenta di rilanciare. Nell’ambito mediterraneo non solo attraverso il sostegno alla Repubblica Araba Siriana ma anche, ad esempio, con il ripristino di basi ex-sovietiche in Egitto e in generale con una presenza nei rapporti di forza Medio Orientali, che difficilmente renderanno possibili i disastrosi avventurismi occidentali degli ultimi decenni.

Da entrambe le parti, secondo i relatori, non sussisterebbe però una deliberata decisione di arrivare prima o poi allo scontro diretto; questa convinzione, in realtà, non è scontata. Per quanto una escalation militare comporterebbe la rottura irrazionale dell’equilibrio sottile e non detto della implicazione apocalittica termonucleare, di fatto non possiamo sapere se, al contrario, lo scenario di guerra ibrida in corso non degeneri in una conflittualità aperta, dato che gli Stati Uniti sono militarmente in posizione di vantaggio e soprattutto ancorati a una supremazia egemonica legata al sentimento universalistico di legittimità di tale primato.
La presunzione morale del primato mondiale può indurre chi lo detiene a mantenerlo ad ogni costo. Infatti Caracciolo ha riferito che il susseguirsi di casus belli e provocazioni volte a logorare la Russia (l’abbattimento dell’aereo russo da parte della Turchia, il bombardamento americano sui soldati siriani che combattevano l’Isis in alleanza coi russi, eccetera), possono alla fine generare un evento che sfugge al controllo e alla volontà degli stessi che l’hanno provocato.

A proposito del bombardamento "per errore" effettuato dagli americani ai danni dei soldati siriani, tutti e tre i relatori, hanno ribadito una tesi tanto inquietante quanto evidente: quell’attacco non è stato altro che un colpo di mano dei militari del Pentagono, realizzato in aperta contrapposizione alla linea del Segretario di Stato John Kerry, ritenuta dai generali americani accomodante nei confronti dell’interlocutore Sergej Viktorovič Lavrov.

Il console russo Igor Pellicciari ha cercato di razionalizzare lo scenario in atto, facendo notare che i casus belli già avvenuti sarebbero stati più che sufficienti per far scoppiare una guerra aperta. Se ciò non si è verificato ne consegue che la volontà di arrivare sino a quel punto al momento non c'è. In merito alla notizia riportata nei giorni scorsi da diverse testate – tra cui il “Fatto Quotidiano” e il “Corriere della Sera” – secondo cui il governo russo avrebbe ordinato ai familiari dei funzionari all’estero di ritornare in patria, egli ha bollato categoricamente tale notizia come falsa e mistificatoria.

Una domanda posta ai relatori da Riccardo Paccosi  si è rivelata particolarmente ficcante: “Per quel che sappiamo sulla base di dichiarazioni pubbliche, Hillary Clinton vuole proseguire la contrapposizione con la Russia, mentre Trump vuole avviare una distensione dei rapporti. Stando così le cose e considerando che un eventuale conflitto Nato-Russia interesserebbe il territorio dell’Europa, perché un cittadino italiano o di qualsiasi altro paese europeo dovrebbe auspicare la vittoria di Hillary Clinton?” La risposta di Caracciolo è stata rivelatrice dell’inadeguatezza a intendere il crinale del conflitto con le paludate categorie del politicamente corretto, sostenendo come sia comunque preferibile la Clinton per il semplice motivo che, a differenza di Trump, la candidata democratica ha esperienza e visione politica. Diversa la posizione del generale Cucchi: a parere di quest’ultimo, la Clinton rappresenta la continuità con una politica volta a contenere e subordinare i paesi europei dal punto di vista economico e militare. Dunque, ha detto il generale, "Ben venga Trump" se davvero rappresenta una discontinuità rispetto a questa strategia anti-europea.

Proprio sull’Europa il pacato Lucio Caracciolo ha affermato: "Meglio dunque che lasciamo stare l'Unione Europea", ma l'Unione Europea è forse la questione più significativa per noi europei.  Sulla Unione Europea cioè si è fatto a gara a minimizzare, a dire che è impotente, inutile e divisa, che di fronte alle scelte cruciali si ritrova sempre in ordine sparso… È una opinione consolatoria, questa, che però è anche (auto)assolutoria e non coglie il punto.  In piazza Majdan ad aizzare di fatto ad un colpo di Stato c'erano Gianni Pittella e Margaret Ashton, oltre a MacCain e Nuland: a sventolare erano bandiere della UE e statunitensi e oggi a premere per attivare nuove sanzioni contro la Russia è sempre Angela Merkel, completamente schiacciata dal peso della sudditanza imposta dalla NATO.

La questione di fondo inevasa, invece, resta questa: l'Unione Europea sembra mettersi di traverso rispetto al destino culturale e politico dell’Europa, un continente di cui è parte la Russia, non i mercati atlantici. Gli equilibri mondiali passano per relazioni internazionali coniugate al multilateralismo, non declinate dall’asservimento unilaterale alla globalizzazione liberal-capitalista.