La vera storia da cui ha origine "Silence", l'ultimo film di Scorsese. Seconda parte.

27.12.2016
Breve storia della penetrazione del Cattolicesimo in Giappone

Nel 1586, un anno prima dell’emanazione dell’Editto che impose ai missionari cattolici di lasciare il Sol Levante, Hideyoshi incontrò a Osaka il provinciale gesuita Gaspar Coelho che per ingraziarselo promise l’appoggio dei cattolici giapponesi nella conquista dell’isola di Kyushu (dove erano molto numerosi) e il supporto militare portoghese nella progettata invasione nipponica in Cina.

Questo maggiore dinamismo, sia cattolico che europeo, fu causato dall’unione della Penisola Iberica sotto la corona di Filippo II  (a partire dal 1581) che comportò in Estremo Oriente un’azione congiunta ispano-portoghese volta ad ampliare i domini asburgici nell’area tanto che da Macao e da Manila si prepararono diversi piani per l’invio di truppe spagnole in aiuto ai correligionari giapponesi e per conquistare la Cina.

Toyotomi Hideyoshi era a conoscenza di alcuni di questi piani e poiché aveva combattuto insieme al suo mentore Nobunaga contro i buddisti della Vera e Pura Terra non poteva tollerare che una quinta colonna (i cattolici) potesse essere fedele ad un Signore straniero, il Santo Padre, e appoggiare per di più le mire espansionistiche della Spagna, massima sostenitrice dell’espansionismo cattolico nel Mondo. Bisognava agire in fretta e così dopo la conquista di  Kyushu fu emanato il già citato Editto del 1587 nel quale erano anche limitate le pratiche cattoliche e paragonata la città di Nagasaki, centro di irradiamento della fede cattolica in Giappone, al Monte Hiei, il tempio fortezza dei buddisti ribelli.

Il messaggio era chiaro: o i cattolici si piegavano al potere centrale e si sottomettevano o sarebbero stati spazzati via come era già successo ai buddisti.

Durante gli anni 80 del XVI secolo vi fu però il passaggio da un cattolicesimo di stampo europeo, quasi “razzista” nella sua chiusura verso il mondo asiatico che lo circondava, ad una apertura agli ordini sacri anche ai nipponici utilizzati fino ad allora dai gesuiti solo come interpreti e predicatori. Questo cambio di rotta epocale fu dovuta ad Alessandro Valignano che nel corso di tutta una serie di incontri, tra il 1580 e il 1581. fece comprendere ai suoi confratelli gesuiti che nel caso giapponese bisognava adattarsi al mondo circostante utilizzando, anche nella forma esteriore, usi e costumi nipponici: per esempio si dovevano mangiare cibi giapponesi, vestirsi come loro, parlare la loro lingua, edificare le chiese secondo lo stile in uso in Giappone, mentre per combattere la discriminazione al sacerdozio furono aperti due seminari.

I primi preti giapponesi, Sebastiano Kimura e Luis Niabara, furono ordinati però solo nel 1601 quando già infuriava la lotta per la sopravvivenza dei cattolici.

Hideyoshi per rafforzare il suo potere decise di utilizzare i buddisti contro i cattolici, come avevano già fatto i suoi predecessori al contrario, e utilizzare gli olandesi protestanti contro gli ispano-portoghesi di cui temeva l’eccessiva ingerenza negli affari interni giapponesi con la scusa di difendere i cattolici locali e i loro missionari.

Le prime persecuzioni avvennero nel 1597 quando ci rese conto che continuando i missionari europei ad operare in Giappone, protetti dalla popolazione locale che li appoggiava, la fede era più viva che mai. Il 5 febbraio di quell’anno ventisei cristiani tra europei e nipponici francescani e gesuiti furono crocifissi a Nagasaki come monito per gli altri fedeli: o abbandono della fede o la morte.

Dopo poco Hideyoshi morì e salì al potere Ieyasu Tokugawa che continuò nel programma di accentramento del potere attuata dal suo predecessore.

Le varie sette buddiste furono riunite sotto l’autorità di un membro del governo e tutti i fedeli furono suddivisi nei vari templi buddisti sotto stretto controllo governativo. Quando l’operazione fu tentata con i cattolici non andò a buon fine, infatti non solo essi continuarono a rimanere autonomi, rispetto al potere centrale, ma diedero segni inequivocabili del desiderio di martirio pur di non rinunciare alla loro fede.

Nel 1614 fu promulgato un nuovo Editto anticattolico con il quale veniva proibita la fede cattolica in tutto il territorio nipponico. L’ultima processione ufficiale si tenne a Nagasaki il 14 maggio di quell’anno e toccò sette delle undici chiese cittadine: entro breve sarebbero state tutte demolite per cancellare anche visivamente una religione diventata scomoda per il potere ufficiale.

Nel novembre 1614 furono radunati ed espulsi verso Macao circa ottantacinque gesuiti, otto frati, due preti secolari, e un numero imprecisato di leader cattolici giapponesi, chierici e fratelli laici. Nonostante ciò il cattolicesimo permaneva ancora in larghe fasce della popolazione, bisognava quindi agire in modo più drastico per estirparlo del tutto.

Dopo la morte di Togukawa, nel 1616, il nuovo uomo forte del Giappone divenne Hidetada, il suo terzo figlio, ostile a tutte le influenze occidentali. Nel 1617 due missionari europei clandestini furono scoperti e giustiziati mentre il 10 settembre 1622 altri cinquantacinque cristiani furono ammazzati a Nagasaki per impedire ad altri europei di sbarcare nel Sol Levante.

Iniziava l’epoca dei kakure kirishitan cioè dei cristiani nascosti. Tutti i daimyo dovevano dimostrare lealtà al governo effettuando una sistematica epurazione dei cattolici. Prima bisognava trovarli e così nacque la pratica dello yefumi o fumi-e (calpestamento figurato): per mostrare di non essere cattolici bisognava calpestare un’immagine, o di pietra scolpita o di legno, della Madonna o di Cristo. Per chi si rifiutava c’era la morte, e si è calcolato che tra il 1614 al 1639 vi furono duemilacentoventisei cristiani condannati a morte per la loro fede.

Proprio in questo periodo si svolge la storia raccontata in Silence da Martin Scorsese. L’ultima aperta resistenza cattolica è passata alla Storia con il nome di Rivolta di Shimabara, tra l’autunno del 1637 e la primavera del 1638, che vi racconterò in un prossimo articolo. Dopo di allora i cattolici giapponesi si ritrovarono principalmente in isolati villaggi nella parte nordoccidentale dell’isola di Kyushu e nelle isole di Hirado, Narushima e Iki dove questi superstiti praticarono la religione senza sacerdoti e senza chiese, trasmettendo la fede da padre in figlio, uniformandosi esteriormente al buddismo. La libertà religiosa, in Giappone, fu introdotta solo con la Restaurazione Meiji nel 1871.