La distruzione delle Nazioni. Seconda parte

07.01.2017

L'autore del secondo libro "Breaking the Nations: Order and Chaos in the Twenty-First Century” è Robert Cooper, diplomatico britannico ed esperto di strategia.  

All'epoca in cui apparve il lavoro, nel 2003, egli era il Direttore Generale del Dipartimento degli Affari Esteri e Politico-Militari della Segreteria Generale del Consiglio dell'Unione Europea.

Sebbene i titoli dei due libri siano praticamente identici, le idee e l'approccio di queste due opere sono completamente differenti.

Se Kohr, da parte sua, propone di rafforzare la sovranità dal basso, Cooper, al contrario, ritiene che la sovranità debba essere completamente distrutta.

"La sovranità dello stato post-moderno ha diritto ad un posto al tavolo dei negoziati", ha affermato.

 

Per gran parte dell'opera egli è ambiguo. Per esempio, quando scrive: "Liberalismo e nazionalismo possono oggi andare a braccetto proprio come nel XVIII e XIX secolo, in quanto, come allora, gli Stati stanno affrancandosi da un'altra forma di dominio imperiale".

 

Perchè questo è possibile? Per distruggere definitivamente le culture nazionali o manipolare movimenti e partiti che fanno appello all'identità nazionale?

Probabilmente Cooper si propone entrambe le cose.

Nella seconda parte, egli sostiene che "la maggior parte delle persono sono soggiogate dalle idee più che dalla forza", ma poco dopo, nello stesso capitolo, afferma che "i più sono disponibili ad abbracciare delle idee, ma non con la forza", ma "le istituzioni europee devono rafforza la cooperazione internazionale tramite il rafforzamento della sovranità (...) la sicurezza dell'UE per quanto riguarda l'ordine pubblico passa per la possibilità di effettuare interventi di polizia in altri paesi".

Ma dove sono il diritto e le idee, allora, se "i paesi europei hanno perso l'esclusività della facoltà di legiferare"?.

Seppur con cautela, egli, parlando dell'Islam, ritiene che esso possa diventare la base di un nuovo imperialismo e cita l'area del Pacifico, dove la questione di un suo consolidamento potrebbe già essere sollevata. E ciò, secondo Cooper, è una minaccia non solo per gli interessi occidentali, ma in definitiva per l'Occidente stesso in quanto tale.

Di conseguenza, Cooper sostiene l'idea che l'egemonia occidentale stia per trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo. Lo Stato, per lui, è la quintessenza dell'idea postmoderna del liberalismo, indispensabile per resistere alle diverse forme di identità collettiva associate alla classe sociale o all'appartenenza etnica, razziale o nazionale.

Cooper conferma che il comunismo e il fascismo sono stati dei tentativi volti a contenere gli effetti della modernizzazione della società, provocata dalle idee illuministe e dalle innovazioni tecnologiche prodotte dalla rivoluzione industriale. Di qui la sua convinzione che tutti i paesi industriali e post-industriali sono potenzialmente post-moderni.

Alla fine, egli scopre le sue carte ed afferma la necessità del trionfo dell'individuo.

"Il caos può essere domato solo dall'impero. Gli imperi sono per definizione osteggiati dai nazionalismi. Speriamo che il nazionalismo ceda il passo all'internazionalismo. Solo alla fine di questo processo avremo il trionfo dell'individuo".

Nella stessa pagina egli chiarisce di avere in mente la società aperta che, di fatto, è sinonimo di post-modernità.

In altre parole, la sua visione è la stessa di George Soros e che costui ha cercato di realizzare mettendo in campo vari progetti.

Inoltre, Cooper fa una confessione a proposito degli interessi degli Stati Uniti e della differenza esistente tra le percezioni della realtà americana ed europea.

"I paesi europei si fondano sulla propria nazionalità e la propria storia. La Storia, invece, per gli americani, è un non-senso. Essi non mirano a colonizzare lo spazio, ma a colonizzare il tempo, o, in altre parole, lo spazio futuro".

Questo tipo di colonizzazione è stata sperimentata con successo in Europa occidentale attraverso una stretta dipendenza politica, economica e militare da Washington.

"La strategia americana si è concretizzata nello sviluppo di una comunità globale dei mercati aperti e di istituzioni internazionali, nell'ambito delle quali gli Stati Uniti avrebbero giocato un ruolo di primo piano ... In generale, gli Stati Uniti sono riusciti a raggiungere questi obiettivi menzionati attraverso il piano Marshall, la creazione dell'Unione europea e alcune istituzioni finanziarie internazionali, tra cui in particolare il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale".

E' da notare la frase "la costruzione dell'Unione Europea". Hanno capito i paesi europei che, sin dai tempi della Comunità del Carbone e dell'Acciaio, dietro tutto questo c'erano gli americani? Certamente, alcuni dei protagonisti di questa vicenda hanno ottenuto dei benefici da tutto questo, ma per quanto tempo?

La fragilità dell'Unione europea è già emersa in occasione del Brexit, dell'incapacità dimostrata nella gestione della crisi migratoria e dell'emergenza terrorismo, così come dei contraccolpi subiti da alcuni paesi a causa dei diktat dei commissari finanziari.

E che cosa offre Robert Cooper come programma politico a breve termine?

"Politicamente è necessario contrastare atteggiamenti pre-moderni o estranei: è possibile riconciliarsi con gli interessi dello Stato moderno, ma una pace duratura è realizzabile solo attraverso la convergenza delle identità postmoderne".

Questo significa la continua erosione dei codici culturali di tutti i popoli e i paesi dell'UE. Il risultato finale dovrebbe essere il sorgere di un nuovo tipo di Homo Politicus.

Questo, però, solo in teoria. In realtà, le identità deboli saranno schiacciate da quelle forti, di cui sono portatori i milioni di immigrati, soprattutto di fede islamica e che si mostrano assai poco rispettosi degli europei autoctoni.

E' possibile, però, che questa invasione induca i popoli d'Europa a ripensare il proprio ruolo nella Storia e a ridare vita e valore alle antiche identità ed al principio di sovranità, per quanto possiile nelle attuali circostanze.