Il VII Reggimento di linea "Real Africano" del Regno di Napoli. Terza parte

17.02.2017

Abbiamo lasciato il nostro Reggimento Real Africano giungere, con le altre unità, in Germania per partecipare alla Campagna napoleonica di Russia.

A fine ottobre la divisione napoletana fu schierata in Lituania, a Kovno e a Vilna, dove giunse la lettera del generale Berthier, datata 6 ottobre 1812, con la quale s’informava della decisione di Napoleone di utilizzare la 33° divisione nella difesa di Danzica. Da quel momento la sorte delle truppe napoletane non fu più unitaria visto che furono dislocate da più parti.

La cavalleria della Guardia Reale scortò Napoleone nel suo precipitoso ritorno in Francia, dovuta principalmente al fallito colpo di stato del generale Malet del 23 ottobre, subendo forti perdite a causa del freddo e dei cosacchi. Per il viaggio, da Ochmiana a Vilna, furono messi a disposizione dell’Imperatore tre squadroni di Guardie d’Onore e due squadroni di veliti a cavallo, circa settecento uomini, comandate dal generale Florestano Pepe e guidati sul campo dai colonnelli Ferdinando Sambiase e Lucio Caracciolo, duca di Roccaromana,. La scorta accompagnò l’Imperatore con la divisa di gala invece che con la divisa invernale e per questo ci furono trecentoquarantasei morti, mentre molti dei sopravvissuti non poterono più combattere a causa delle ferite riportate dal freddo.

A causa del sopraggiungere dei russi il duca di Bassano, Hugues Bernard Moret, raggruppò le truppe giunte dalla Prussia e dalla retroguardia per dare aiuto alla Grande Armata, giunta al fiume Vistola nei primi giorni del gennaio del 1813. Questa decisione comportò che i granatieri e i volteggiatori dei tre reggimenti di linea napoletani, che si trovavano nella città anseatica, insieme con due compagnie di marinai della guardia, fossero riuniti, ai primi di gennaio del 1813, in un nuovo reggimento, di 1500 uomini, al comando di Francesco MacDonald e inquadrati nella 31° divisione del generale Gerard, con il compito di coprire la ritirata francese dalle incursioni russe.

Un centinaio di soldati di colore del 7°, che erano stati selezionati per combattere nel nuovo reggimento, non riuscì a resistere al clima nordico e fu presto rimpatriato. La 31° fu inquadrata nell’11° Corpo e il reggimento si coprì di gloria nella battaglia di Eissdorf, il 2 maggio, le perdite giunsero a circa 250 uomini tra morti e feriti. L’11 maggio sfilarono davanti all’Imperatore a Dresda, e successivamente, tra il 20 e il 21 maggio, combatterono a Bautzen. Dopo lo scontro si unirono al reggimento i superstiti del 4°, diventando così una brigata ma non raggiungendo i 1500 uomini.

Dopo essersi battuti di nuovo a Lutzen e a Lipsia nel novembre 1813, rimpatriarono a Napoli: si erano ridotti a poche centinaia di uomini. Contemporaneamente a questi avvenimenti i reparti di linea, come già ricordato, erano stati inviati a Danzica, dove al comando della piazzaforte era stato posto il generale Jean Rapp, con il compito di preparare la città all’assedio russo.

Le truppe sotto il suo comando erano composte da circa 35.900 soldati di fanteria e 3600 di cavalleria provenienti da tutte le nazioni in guerra contro la Russia. Per ordine del Quartier Generale di Marienbourg, diramato l’11 gennaio, 6 comandanti di battaglioni e 35 ufficiali della divisione napoletana lasciarono le loro unità la mattina del 12 gennaio per tornare a Napoli e il 13 li seguì a Dirschau il generale Rosaroll. L’assedio durò dal 12 gennaio 1813 al 29 novembre dello stesso anno e le unità napoletane si comportarono magnificamente tanto che anche il giornale ufficiale del Regno di Napoli, il “Monitore delle Due Sicilie”, pubblicò ampie informazioni sull’assedio. La divisione napoletana, nella città baltica, era costituita da 96 ufficiali e 3129 soldati di cui 386 negli ospedali: il 7° aveva 21 ufficiali e 851 soldati. Ci furono circa 1700 morti e solo ventidue casi di diserzione, il numero più basso tra i vari contingenti napoleonici.

Come ricorda Antonio Ulloa, questi soldati erano giovani coscritti da un anno o al massimo da 18 mesi con scarsa se non nulla esperienza di guerra, con vestiti non adatti all’inverno baltico e inseriti in reggimenti da poco costituiti. Le truppe russe erano costituite inizialmente dai cosacchi dell’atamano Matvei Platov, subito seguiti dagli irregolari della milizia. L’assedio fu condotto prima da Federico di Menar e dal 15 aprile da Alessandro di Wurtemberg. Il 29 gennaio i russi bloccarono tutte le comunicazioni della città dal lato occidentale. Precedentemente due battaglioni della 33° divisione avevano occupato la linea da Saspe fino alle alture di Stries, oltre Neuschottland e Langfuhr. Altri soldati si trovavano all’Holzraum e alla lunetta Tardeville.

Il 4 febbraio al generale Detrés fu ordinato di fare una sortita verso il villaggio di Langfuhr per scoprire la posizione del nemico. Tra le truppe che lui utilizzò, 650 soldati del I battaglione del 7° reggimento ebbero il compito maggiore: dovevano passare lo stretto di Strissen, occupare Brentau e le colline circostanti e permettere così ad alcuni ufficiali tedeschi di interrogare gli abitanti del luogo per avere le notizie del nemico. Verso le 12 del 5 febbraio Detrés diede disposizioni al colonnello De Gennaro di avanzare verso i russi con il 1° battaglione del 7°. Questi soldati con il contributo dei cacciatori del 6° reggimento riuscirono ad attestarsi a Brentau, permettendo così agli ufficiali tedeschi di ottenere le preziose informazioni. In quest’azione morirono 230 soldati, tutti napoletani, mentre gli altri contingenti ebbero solo due feriti. A Langfuhr il 7° fu sostituito da un reggimento del 6° e da un distaccamento del 5° per poche ore perché i russi attaccarono il villaggio e la notte del 6 ritornò alle postazioni permettendo al generale Grandjean di ricacciare il nemico.

Dopo lo scontro, il 7° fu lasciato di guardia al villaggio con il rinforzo di alcuni battaglioni al comando del generale Husson. Il pomeriggio del 6 febbraio i russi attaccarono verso le 15 venendo respinti ma la vittoria costò ai difensori 80 soldati. Il 7 il 7° fu sostituito da un battaglione francese e poté rientrare nella città dove fu posto a difendere la Porta Oliva con l’ordine di intervenire, in caso di pericolo, verso Lang Fuhr. Il 5 marzo 1813 i russi attaccarono su tutto il fronte e il 7° intervenne immediatamente per difendere Langfuhr. Rapp organizzò una controffensiva per ricacciare il nemico in cui partecipò anche il reggimento “Principe Luciano”, guidato dal generale conte Heudelet, che marciò su Strissen. I cacciatori del reggimento tolsero al nemico dei cannoni con cui stavano cannoneggiando la città, facendo prigionieri gli artiglieri ma i russi, ritornati in forze, li fecero a pezzi.

Il 24 marzo truppe napoletane parteciparono alle sortite inviate da Petershagen e da Neufahrwasser. A causa degli incessanti scontri, dello straripamento della Vistola, della carestia di carne e di un’epidemia di tifo il contingente napoletano si era ridotto a 3300 soldati di cui 840 in ospedale: fu deciso per ciò di ridurre la divisione in brigata al comando di Florestano Pepe. Il 28 aprile ci furono combattimenti molto intensi su tutto il fronte cui prese parte anche la 33° divisione. Il 9 giugno ci fu una sortita in cui i napoletani furono guidati dal generale conte d’Hendelet e parteciparono alla battaglia di Stolzenberg. Furono bombardati dal nemico e alle 15 il 7° fu distaccato per sostenere il generale Husson a Ohra. Durante la ritirata il reggimento si riunì al 6° attestandosi congiuntamente nella vallata di Schidlitz. Ci furono diversi morti tra cui il capitano Tiffendal e il tenente Filiù .

L’11 giugno il 10° Corpo fu informato dall’armistizio firmato da Napoleone il 5 giugno 1813. Oltre questa notizia arrivarono anche dieci stelle di ufficiale e cento di cavaliere della Legione d’Onore, delle quali cinque andarono a napoletani. La pausa fu decisa fino all’8 agosto. L’armistizio fu usato da entrambi i fronti per consolidare il proprio campo. Dopo la fine dell’armistizio Danzica iniziò a essere attaccata anche dal mare da una flotta russo-svedese. Nella notte del 26 il nemico attaccò nella vallata di Schidlitz ma furono respinti. Il 29 i russi provarono a sfondare il fronte su Ohra ma il 5° reggimento, con l’appoggio del 7°, respinse l’assalto con forti perdite. Dopo questo scontro, Rapp decise di inviare i due reggimenti ad aiutare la divisione polacca a Langfuhr senza però i cannoni e in posizione scoperta.

Guidati da Florestano Pepe, le truppe attaccarono alla baionetta costringendo il nemico a una fuga precipitosa che però non fu inseguito per il pericolo di essere tagliati fuori da Danzica. Uno scontro a Pitzkendorf costrinse i napoletani a ripiegare con calma verso la città anseatica. In queste durissime giornate il contingente napoletano ebbe 46 morti e 91 feriti tra cui il capitano Froment e il sottotenente Basancourt, entrambi del “Principe Luciano”. Il 2 settembre ci fu un attacco su tutto il fronte da Schnellmuhlle alle alture di Zigankenberg. La divisione napoletana fu immediatamente ordinata in colonna per reggimento nel viale di Langfuhr e fu presto raggiunta da battaglione e da una batteria a cavallo polacca, inviata a Detrés per rinforzare le difese. Il 7° e i veliti della guardia furono inviati a presidiare il campo trincerato di Neufahrwasser. Si riuscì ad evitare il peggio ma i napoletani lasciarono sul terreno 101 soldati.

Rapp decise che un battaglione napoletano difendesse Alt-Scotlard e fornisse lavoratori alle fortificazioni danneggiate, lavoro che fu fatto a turno da ogni unità. Il 6 settembre il soldato Maur del 7° fu citato nell’ordine del giorno per avere servito, per dodici ore, due cannoni. Dal 12 ottobre al 2 novembre la divisione contò 84 tra morti e feriti. L’ottimo contegno delle truppe napoletane e il loro valore in battaglia furono riconosciuti dal generale Rapp che con l’ordine del 25 ottobre 1813 si disse soddisfatto della prestazione data fino ad allora dai napoletani.

Ormai era la fine a causa dell’esaurimento delle scorte alimentari e delle munizioni. Rapp firmò la resa definitiva il 29 dicembre, il 1° gennaio 1814 Danzica fu occupata dai russi. Il 30 dicembre uscirono dalla città tedeschi e polacchi mentre francesi e napoletani li seguirono il 2 gennaio con gli onori di guerra. Al museo dell’Hermitage sono ancora conservate le due bandiere azzurre del 4° e 6° reggimento e la bandiera rossa del 7°. I soldati napoletani sopravvissuti a questa guerra furono 1587 di cui 66 ufficiali e negli ospedali della città anseatica rimasero 18 ufficiali e 230 soldati.

Il 7 gennaio 1814 i difensori della città iniziarono il loro viaggio verso i campi d’internamento in Russia, a Grodno. Giunti a Thorn il contingente napoletano fu separato dall’esercito francese e inviato all’isola della Nogat, dove arrivò il 3 febbraio. Questo spostamento fu dovuto al passaggio di Murat agli alleati, l’11 gennaio 1814 con la Convenzione di Napoli, che permise alle truppe napoletane di poter tornare a casa. A fine febbraio iniziarono il viaggio di ritorno attraversando la Slesia, la Moravia, l’Austria e Trieste dove i reduci si imbarcarono parte per Ancona e parte per Barletta. Il 7 agosto la divisione attraversò la città di Napoli in festa. Murat ricompensò i sopravissuti includendoli tutti nella Guardia Reale. Il 7° reggimento nei mesi successivi al ritorno in patria, come anche le altre unità che si erano battute in Russia, fu ricostituita ma ormai era composta quasi interamente da napoletani: l’avventura che aveva portato degli haitiani dalla loro isola al Regno di Napoli era ormai conclusa.