Il VII Reggimento di linea "Real Africano" del Regno di Napoli. Prima parte

09.02.2017

Il 7° reggimento dell’esercito napoletano, costituito durante il Decennio Francese, è un’unità atipica della storia militare italiana per il semplice motivo che i soldati che ne facevano parte, almeno inizialmente, erano di origine africana.

Ovviamente Napoli (inteso come Regno a se stante) né prima, né durante, né dopo il periodo preso in esame ebbe mai colonie da cui avrebbe potuto attingere per l’arruolamento di truppe di colore.

Dunque come si arrivò alla nascita di questo reggimento, che costituisce un unicum nella nostra Storia?

Bisogna andare nei Caraibi per conoscere gli inizi della nostra vicenda. Il reggimento fu inizialmente costituito, ad Haiti, come unità dell’esercito francese, nel 1803. Furono arruolati, per la sua costituzione, elementi di colore provenienti dalla stessa isola caraibica e dalla vicina Martinica per rinforzare con truppe fresche il corpo di spedizione francese del generale Charles Victoire Emmanuel Leclerc, giunto sull’isola nel 1802, per riportare la colonia sotto il controllo di Parigi.

I francesi avevano iniziato a perdere il controllo di Saint Domingue, come si chiamava all’epoca Haiti, a causa di una rivolta antischiavista, scoppiata il 14 agosto 1791, propiziata da una cerimonia africana, il petvo vodoo. La colonia era abitata, all’epoca, da bianchi, neri e meticci e ogni gruppo razziale era nemico degli altri, una situazione che rischiò di compromettere la rivoluzione haitiana, per lo scontro etnico tra mulatti e neri che indebolì il loro sforzo.

Ad una situazione complessa si aggiunse la notizia della morte di Luigi XVI, avvenuta nel febbraio 1793, che comportò la divisione tra i lealisti borbonici e i rivoluzionari. La Convenzione decise di inviare due commissari, Etienne Polvérel e Léger Felicitè Santhonax, per ottenere l’appoggio della popolazione locale, che ottennero promulgando l’abolizione della schiavitù. Questa importante risoluzione fu applicata prima nel nord, il 29 agosto 1793, poi nel resto del paese, lo scontro tra i proprietari delle piantagioni e gli ex schiavi era inevitabile. Il 2 febbraio 1794, a Parigi, fu ratificata l’abolizione della schiavitù in tutto l’Impero francese per conquistare le simpatie e l’appoggio della popolazione schiavile.

Tra il 1794 e il 1797, a Saint Domingue, tutto il potere politico e militare francese fu racchiuso nelle mani del generale haitiano Toussaint Louverture, che, con il pretesto di ripristinare la legge e l’ordine, mise a ferro e a fuoco l’isola caraibica. In questa fase ci furono più di 10.000 morti e gli inglesi e gli spagnoli, che nel frattempo stavano cercando di riconquistare la parte spagnola dell’’isola, furono scacciati dai rivoluzionari. Nel 1800 tutta Saint Domingue era sotto il controllo di Toussaint, che, nel 1801, senza richiedere l’assenso di Parigi, fece promulgare la Costituzione tra i cui articoli erano presenti l’abolizione della schiavitù, il ristabilimento del calendario gregoriano al posto di quello rivoluzionario in vigore in Francia, la reintroduzione del cattolicesimo, la libertà di commercio e la nomina dello stesso Louverture come governatore a vita. Ciò mise in serio allarme la Francia, l’Inghilterra, la Spagna e gli Stati Uniti d’America sia per la ribellione degli schiavi, che poteva propagarsi nel resto dei Caraibi, sia per i danni economici causati dalla distruzione delle piantagioni di canna da zucchero e di caffè nell’isola.

Tra la stipulazione degli accordi di pace con gli Stati Uniti del Presidente John Adams, il 3 settembre 1800, e la firma, il 3 dicembre, degli accordi preliminari del Trattato di Amiens, Napoleone prese la decisione, il 7 ottobre 1801, di costituire un corpo di spedizione per riconquistare l’isola e arrestare Louverture. Fu scelto, come comandante della spedizione, Victor Emmanuel Leclerc, marito di Paolina Bonaparte, mentre per il comando della flotta fu selezionato il vice ammiraglio Villaret Joyeuse.

Dopo lo sbarco sull’isola di Leclerc, il 4 febbraio 1802, ci furono mesi di scontri durissimi e di massacri da ambo le parti fino a quando in aprile il generale ribelle Cristophe si arrese, seguito a maggio da Toussaint e Dessalines. Per pacificare gli animi Toussaint fu catturato nella casa, dove si era ritirato a vivere, e deportato in Francia. L’esercito ribelle fu disarmato e le città furono pacificate tra esecuzioni e massacri di eccezionale durezza.

La ribellione si riaccese, a partire dal 13 ottobre 1802, a causa della reintroduzione della schiavitù, per decisone di Napoleone, nella vicina isola di Guadalupe. Quel giorno due ufficiali di colore in servizio nell’esercito francese Alexandre Petion e Claurveaux disertarono, diventando ben presto i leader dei ribelli, presto seguiti dai generali Cristophe e Dessalines. Oltre ai nuovi disordini iniziò ad imperversare la febbre gialla che causò, tra gli altri, la morte di Leclerc. Nuovo comandante del contingente francese fu nominato Donatien Rochambeau, che richiese truppe fresche dalla madrepatria per soffocare definitivamente la ribellione.

Napoleone, in guerra con l’Inghilterra dal 18 maggio 1803, poté inviare sull’isola solo duemila uomini. Per la mancanza di truppe europee si decise di reclutare truppe sul posto con compiti di supporto, come la costruzione di ponti e strade. Il reparto, da cui sarebbe sorto il reggimento napoletano, fu denominato Pionniers Noires con due battaglioni su cinque compagnie ciascuna e composto per la maggior parte da prigionieri e collaborazionisti, assunti come lavoratori militarizzati impiegati in lavori di fortificazioni.

Dopo l’inizio delle ostilità, la flotta inglese mise il blocco all’isola impedendo l’arrivo dei rifornimenti causando la sconfitta dei francesi a Vertières il 18 novembre. Rochambeau si rifugiò a Cap François e il 28 novembre si consegnò come prigioniero agli inglesi. Una parte delle truppe, con i civili, lasciò l’isola su navi inglesi mentre un’altra parte, con i generali Ferrand e Kerverseau, fuggì nella parte spagnola dell’isola. La rivoluzione nera terminò con il massacro dei bianchi rimasti sull’isola e la dichiarazione d’indipendenza di Haiti il 1° gennaio 1804 mentre Dessalines divenne primo Imperatore del paese, assumendo il nome di Jacques I. I Pionniers, giunte in Francia, nel 1806, furono impiegati nell’Armée de Naples che, sconfitti i Borbone, rimasero nell’Italia Meridionale dall’anno dell’invasione fino al 1811.

Dopo l’avvento di Giuseppe Bonaparte a Re di Napoli nell’aprile dello stesso anno, furono trasferiti nel nuovo esercito napoletano.