Il declino del liberalismo

09.02.2017
Come i globalisti reagiscono a Donald Trump, l'ascesa della Cina ed il futuro del sistema politico mondiale

La vittoria di Donald Trump nelle elezioni degli Stati Uniti, la decisione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione europea, così come la crisi politica in corso in molti Paesi europei, dimostra chiaramente un grave declino delle idee (neo)liberali. Queste idee (compresi i loro vari derivati) sono state la causa di molti dei problemi attuali che hanno portato alla crescita del populismo, alla disillusione nella globalizzazione e ai primi tentativi di cambiare il corso attuale delle relazioni internazionali.

Per noi, conservatori, gli eventi che si dipanano attualmente sono un processo logico in quanto il liberalismo è di per sé stesso un fenomeno distruttivo. Se prima o poi, il crollo del liberalismo è comunque inevitabile. La questione è piuttosto quanto o per quanto tempo le istituzioni liberali di base in tutto il mondo possano essere repressive, non trasparenti e non imputabili e come le persone in diversi Paesi - soprattutto quelli in Occidente - saranno in grado di cambiare lo status quo e sviluppare un sistema alternativo che corrisponda alle proprie aspirazioni e in base alle loro proprie culture, tradizioni ed identità.

Diverrà estremamente sempre più importante seguire le ulteriori azioni della lobby liberale, in particolare dei suoi ideologi, al fine di comprendere le loro intenzioni e le loro possibili azioni. Molto probabilmente, punteranno non solo sulla riorganizzazione delle loro strutture ma anche sul ripresentare il liberalismo in quanto tale. Proprio come i liberali hanno distorto (e continuano a distorcere) le idee economiche di Adam Smith, pur continuando a dichiararlo loro guru e uno dei padri fondatori del liberalismo, così i globalisti si spenderanno per mantenere la loro influenza, il potere e gli strumenti per un intervento internazionale.

"L'Ordine, insomma, si trova ad affrontare le sue sfide più grandi in generazioni. Può sopravvivere, e sopravviverà? ", Joseph Samuel Nye Jr. ha posto la questione nel suo recente articolo Sopravviverà l’Ordine Mondiale? [ https://www.foreignaffairs.com/articles/2016-12-12/will-liberal-order-survive ].

Nye suggerisce che solo gli Stati Uniti possano essere i leader dell'ordine internazionale. Anche la crescita del potere cinese non può sostituire gli Stati Uniti, secondo Joseph Nye.

"E’ improbabile che la potenza Cina superi gli Stati Uniti in un qualsiasi prossimo momento e questo perché capisce e apprezza l'ordine più di quanto comunemente si pensi. Contrariamente all’opinione convenzionale corrente, la Cina non si appresta a sostituire gli Stati Uniti come paese dominante nel mondo. Il potere implica la capacità di ottenere quello che si vuole da altri e può comportare il pagamento, la coercizione o attrazione", spiega Nye.

In precedenza, Stephen G. Brooks e William C. Wohlforth [ https://www.foreignaffairs.com/articles/united-states/2016-04-13/once-and-future-superpower?cid=nlc-twofa- ] hanno detto in Foreign Policy che la Cina non sarebbe diventata una superpotenza, nonostante la modernizzazione delle sue forze armate, la crescita economica e la difesa aggressiva dei propri interessi nazionali ai suoi confini. A loro avviso, la Cina ha il potenziale grezzo per diventare l'unico rivale globale degli Stati Uniti, ma il Paese ha sfide più serie da affrontare che altri Paesi diventati potenti. Anche se il picco economico degli Stati Uniti è passato, nessuno mette in dubbio la superiorità militare del Paese o la struttura dell’ordine liberale esistente in cui Washington è il nucleo dell'alleanza globale.

Elizabeth C. Economy ha anche osservato: "Ma qualsiasi strada Washington scelga per andare avanti, dichiarare la Cina come il campione mandiale della globalizzazione sarebbe un errore."

Ma in questo caso, ciò che è interessante non è che alla Cina è stato rifiutato lo status di superpotenza futura, ma che queste parole rassicuranti riguardanti la Cina stanno arrivando dalle labbra di globalisti liberali. La retorica di Donald Trump, d'altra parte, ha un carattere diverso.

Joseph Nye Jr. dice genericamente che la globalizzazione è stata un benefico per la Cina (e c'è molto di vero in questo, quindi, perché Pechino mira a mantenere il suo ritmo specificato in precedenza), ma ora gli Stati Uniti hanno bisogno di un approccio diverso ai processi globali. 

"Il mantenimento di reti [di collaborazione], assieme ad altri Paesi ed istituzioni internazionali, ed il contribuire a stabilire norme per affrontare le nuove questioni transnazionali, sono cruciali. E’ un errore quello di equiparare la globalizzazione con gli accordi commerciali. Anche se la globalizzazione economica dovesse rallentare, la tecnologia sta creando una globalizzazione ecologica, politica e sociale che richiederà  risposte cooperative ", scrive Joseph Nye.

Questo "apologista" del soft & intelligent power si concentra su un approccio di rete alle relazioni internazionali. Questo meccanismo è stato utilizzato dagli Stati Uniti in un modo o nell'altro fin dal 1970 con l'avvento della teoria delle reti. Tuttavia, questo strumento potrebbe essere utilizzato anche contro la lobby liberale. Che cosa potrebbe impedire ai conservatori dei vari Paesi di applicare tecnologie appropriate per il bene delle loro idee?

Richard Nathan Haass, presidente del Council on Foreign Relations, intraprende un'operazione per inquadrare il discorso politico. Inizia persino con una sorta di "flirt" con la nozione di sovranità nel suo articolo "Ordine Mondiale 2.0. Il Caso dell’Obbligo Sovrano" [ https://www.foreignaffairs.com/articles/2016-12-12/world-order-20 ], in cui tenta di aggiornare una parte della dottrina liberale sull'egemonia dandogli una nuova tonalità:

"Ma un approccio all’Ordine Internazionale basato unicamente sul rispetto della sovranità, insieme al mantenimento dell'equilibrio di potenza necessaria per fissarlo, non è più sufficiente. Il modus operandi tradizionale del mondo - chiamiamolo Ordine Mondiale 1.0 - è stato costruito intorno alla protezione e le prerogative degli Stati. E' sempre più inadeguato nel mondo globalizzato di oggi. Poco resta locale oggigiorno; chiunque e qualsiasi cosa, dai turisti ai terroristi, dai rifugiati alle e-mail, le malattie, dollari e i gas serra, può raggiungere qualsiasi luogo. Il risultato è che ciò che accade all'interno di un Paese non può più essere considerato preoccupazione di quel solo Paese. Le circostanze odierne richiedono una versione aggiornata di tale modus operandi - chiamiamolo Ordine Mondiale 2.0 - che comprenda non solo i diritti degli Stati sovrani, ma anche gli obblighi di tali Stati nei confronti di altri. Tale concetto di "obbligo sovrano", vale la pena di sottolineare, si differenzia dal concetto di "sovranità come responsabilità", che si trova al centro della dottrina giuridica nota come "la responsabilità di proteggere", o R2P. "

Ciò che è significativo è che Haass riconosce il fallimento degli Stati Uniti nell’offrire un ordine del giorno per il mondo che sarebbe stato accettabile per gli altri giocatori e in grado di stimolare altri Paesi a lavorare insieme per sviluppare nuove soluzioni.

"Promuovere l’Ordine Mondiale 2.0 richiede ampie consultazioni. In alcune aree, come la salute globale, la discussione è già molto avanzata e la sfida principale è la costruzione di capacità nazionali nei Paesi che ne sono privi. In altre aree, come il cyberspazio, il mondo è ancora lontano da un accordo su quali obblighi dovrebbero essere richiesti. E ancora in altri settori, quali la proliferazione, le norme concordano, ma l'applicazione è molto controversa. Come regola generale, gli Stati Uniti possono e devono proporre idee, ma non sono in grado né intellettualmente né politicamente di presentare un progetto da far sottoscrivere ad altri. Al contrario, le altre nazioni devono partecipare nell’ideare un concetto tanto quanto nella sua attuazione ", suggerisce Haass.

Occorre qui prestare attenzione al fatto che questo invito a collaborare potrebbe essere solo una trovata intelligente. Molto probabilmente, prendendo in considerazione il ruolo del Council on Foreign Relations, il piuttosto vecchio progetto di "governo mondiale" è il suo centro d'attenzione. Richard Haass parafrasa solamente il meccanismo d’impegno che l'Occidente applica nel reclutare elite politiche in tutto il mondo per servire gli interessi del club globalista.

Il direttore della British Chatham House, Robin Niblett, è più pessimista nelle sue previsioni [ https://www.chathamhouse.org/expert/comment/demise-anglo-american-economic-leadership ] in relazione alla realtà che stanno affrontando le roccaforti delle idee liberali nei volti del Regno Unito e degli Stati Uniti.

Scrive: "Gli elettori britannici e americani hanno respinto la logica evoluzione del modello anglosassone, che è passato dall’abbattere le barriere al commercio ai confini nazionali, per affrontare la selva di norme non tariffarie che spesso limitano il commercio e gli investimenti dietro i confini. I governi nazionali in genere le usano per perseguire delle priorità di politica interna, come ad esempio il miglioramento dell'efficienza energetica e garantire la salute e la sicurezza dei consumatori. Ma possono anche usarli per proteggere settori dell'economia dalla concorrenza esterna.

... In realtà, si può assistere a un periodo di più intensa concorrenza normativa transatlantica. Oltre a contenziosi in essere per l'uso di organismi geneticamente modificati in agricoltura, l'UE ha già sfidato aziende statunitensi per il loro standard sulla protezione dei dati e i loro approcci all’evasione fiscale. L'amministrazione Trump rischia di prendere una posizione combattiva in risposta.

Ciò porrebbe un dilemma per la Gran Bretagna. Come si cerca di esplorare un accordo commerciale post-Brexit con gli Stati Uniti, così si può scoprire che deve decidere tra la convergenza normativa attraverso l'Atlantico o con il suo mercato principale in Europa.

E' ironico che i due campioni dell'ordine economico liberale siano in procinto di fare un passo indietro dall’approfondire l’economia liberale nelle loro regioni, scegliendo invece di tornare a un'era di accordi commerciali più selettivi e transazionali.

Forse in questo modo si darà ai politici ed ai cittadini di entrambi i Paesi il tempo di adeguarsi alle interruzioni causate dalla liberalizzazione passata. Ma l'America e la Gran Bretagna stanno tornando indietro al tempo in cui in cui l'OMC era paralizzata e quando dei poteri concorrenti potevano utilizzare l'aspirapolvere per promuovere i propri modelli economici nelle loro regioni - lo stato-centrismo economico favorito a Pechino o quello politico promosso dal Cremlino. "

Il suo connazionale, Emile Simpson (ora ricercatore presso la Harvard Society of Fellows), prende un'altra direzione, anche se non offre niente di meno di un punto di vista globalista sui processi in corso.

"Brexit e Trump non sono anomalie, incidenti della storia politica che possono essere accantonati per mantenere l'integrità ereditata del concetto che la politica “normale” comporta concorrenza tra un partito di centro-sinistra e un partito di centro-destra. Piuttosto, a mio avviso, sono il sintomo di un cambiamento di paradigma nella configurazione della vita politica occidentale, quella che e appena iniziata", scrive. [http://foreignpolicy.com/2016/11/14/the-two-hundred-year-era-of-left-and-right-is-over/]

Per Emile Simpson, ci sono i seguenti rischi di smantellamento del sistema liberale globale:

"Il primo è che, essendosi rotto il quadro tradizionale sinistra-destra su argomenti tipo giustizia distributiva, c'è poco da fare per fermare le politiche identitarie dall’infettare la discussione politica.

Il secondo rischio è che i politici finiscano per promettere di tutto e di più a tutti, senza piacere a piacere nessuno, alimentando la frustrazione politica. Vedremo in quattro anni se Trump può portare a casa posti di lavoro poco qualificati attraverso tariffe protezionistiche e allo stesso tempo, rilanciare l'economia degli Stati Uniti. Ciò presuppone che Trump sia ancora serio riguardo il protezionismo. Se si scopre che questa è stata una mossa da specchietto per le allodole, aspettatevi rabbia nella dust-belt nei prossimi quattro anni.

Allo stesso modo, vedremo se Theresa May riesce a mantenere le imprese straniere in Inghilterra. Se il Paese da priorità ai controlli sull'immigrazione piuttosto che all’accesso al mercato unico europeo. Le persone che perderanno di più, piuttosto che le società estere trasferirsi nel continente, sono gli elettori della classe operaia cui è stato detto che il Brexit avrebbe rilanciare l'economia.

Destra e sinistra non è più una adeguata categorizzazione di differenza politica: si tratta di un trofeo di stabilità politica consegnato a partire dall'età industriale, dove aveva senso, all’età postindustriale, dove non ne ha. Non è un caso che i movimenti politici che sfidano questa categorizzazione stiano vincendo. E’ iniziato un cambiamento di paradigma.

Ma non è finita: Siamo proprio nella fase di transizione turbolenta. Fino a quando l'Occidente si organizzerà attorno ad una nuova categorizzazione politica che consideri la globalizzazione come il fattore fondamentale della vita politica - come l'industrializzazione è stata nel secolo scorso - avremo un guazzabuglio di politiche di sinistra e di destra mescolate insieme, con poco da differenziarsi ad eccezione dell’identità.

Ma va ricordato che le autorità liberali di cui sopra sono ideologi, e i loro interessi consistono nel mantenere la loro influenza, rassicurare i partner, e trovare argomenti solidi per il loro lavoro futuro.

Pertanto, per una valutazione più obiettiva, è necessario fare riferimento a report analitici e previsioni. Uno di questi documenti è il rapporto sullo stato di avanzamento del National Intelligence Community: "TENDENZE GLOBALI. Paradosso del progresso". Gli autori suggeriscono diversi scenari fino al 2030. Si afferma chiaramente che l'ideologia liberale è in crisi e di fronte a nuove forme ideologiche che potrebbero ancora venire.

Ad esempio, nella sezione "come la gente pensa" [ https://www.dni.gov/index.php/key-global-trends/how-people-think ], si dice:

"Non è chiaro che le ideologie economiche, come il socialismo e il neoliberismo, che avevano dominato gran parte del 20° secolo e poste in discussione dal crollo del comunismo e la crisi finanziaria del 2008, rimarranno rilevanti in un mondo in cui sia la bassa crescita che gli alti livelli di disuguaglianza dominano le agende politiche. Altre forme di pensiero politico rimangono valide alternative - in particolare, il nazionalismo, il liberalismo politico e il pensiero politico di orientamento religioso.

La competizione geopolitica prenderà una piega ideologica più forte ... Molti Paesi in via di sviluppo si impegneranno per la modernizzazione più o meno lungo linee occidentali, ma il fascino del liberalismo ha subito alcuni forti colpi nel corso degli anni perchè la polarizzazione politica, la volatilità finanziaria e la disuguaglianze economiche nei Paesi occidentali hanno alimentato il populismo e hanno solevato dubbi riguardo i costi per l’apertura politica ed economica.

I governi che hanno problemi a soddisfare le esigenze dei loro cittadini saranno fortemente tentati di virare al nazionalismo o nativismo per trasferire la colpa ai nemici esterni e distrarre dai problemi interni, mentre il pubblico che teme la perdita di posti di lavoro a causa degli immigrati o delle difficoltà economiche, è suscettibile di essere sempre più ricettivo alle ideologie e alle identità più esclusive.

Idee di esclusione e Identità nelle democrazie minacciano il liberalismo. Senza un ritorno a ad un tenore di vita puù sicuro ed equo, le pressioni economiche e sociali rischiano di alimentare nativismo e populismo in Occidente, rischiando un restringimento delle comunità politiche e politiche di esclusione. Un indebolimento dello Stato di diritto, della tolleranza politica e delle libertà politiche negli Stati Uniti e in Europa Occidentale - le roccaforti tradizionali della democrazia - potrebbe delegittimare le idee democratiche di tutto il mondo... Senza una forte risposta da altre democrazie stabili, è probabile che questa tendenza acceleri."

La chiamata a mantenere la "stabilità liberale" è rilevante. Ma è ancora oggetto di questione se l'Occidente sarà in grado di bilanciare la turbolenza globale e mantenere la sua influenza. 

Il problema di fronte Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea è che il momento unipolare post guerra fredda è passato e si sta dissolvendo pure l'ordine internazionale tra Stati in base alle regole post-1945. 

[ https://www.dni.gov/files/images/globalTrends/documents/GT-Full-Report.pdf ]

Ciò significa che è necessario un approccio completamente diverso. In queste circostanze, i conservatori devono superare quegli argomenti su cui i liberali si basano costantemente e che usano attivamente i populisti. Questo è essenzialmente un’ossessione per l'economia. La gente ha bisogno di tornare alla vera comprensione della politica con la gestione economica come sua parte, la concezione di Domostroy (Οἰκονομικός) e con i valori materiali essere in collegamento permanente con i valori spirituali e archetipi ideologi.

Articolo originalehttp://katehon.com/article/decline-liberalism

 

Traduzione di Costantino Ceoldo – Pravda freelance