Debiti e banche: la legge è uguale per tutti ? Si, no, forse....si vedrà

12.01.2017

Lo sviluppo di un Paese è imprescindibile da un'applicazione coscienziosa della legge. In termini teorici il dettato normativo dovrebbe essere il punto di riferimento più alto nei meccanismi di regolazione del vivere civile. Da qui il valore della “sanzione” ossia la punizione per chi trasgredisce le regole e dunque arreca un danno alla comunità.

L'intera architettura giuridica dovrebbe dunque essere rivolta alla tutela della comunità. Il problema più grande è l'applicazione della legge, la sua interpretazione, la sua capacità di essere attuale e nella sua oggettività rigorosa di avere una logica problem solving.

In questo senso destano perplessità alcune valutazioni dei Tribunali che troppo spesso appaiono lontani da un'applicazione logica della legge. Un esempio eclatante è quello del contenzioso bancario. Abbiamo oggi “case del diritto” in cui si fa riferimento a Banca d'Italia ed a sue circolari per valutare l'eventuale applicazione di condizioni usurarie e non più alla legge 108/96. Dunque nell'applicazione pratica viene detto ai cittadini italiani che una circolare della Banca d'Italia Spa ha maggior valore rispetto ad una legge di primo livello.

Interessante sarebbe riportare il quesito a qualche “barone” universitario ancora convinto che nella gerarchia delle fonti del diritto non rientri una circolare interpretativa di una realtà partecipata da banche private.  Eppure oggi il sistema bancario è letteralmente salvato da una palese forzatura di un concetto semplicissimo che in qualsiasi altro Paese al mondo avrebbe un decorso chiaro a tutela del consumatore.

Ma le interpretazioni curiose dei tribunali non si limitano al settore bancario. Tra le leggi più interessanti emanate da recenti legislature abbiamo il provvedimento “salva suicidi” ossia la legge 3/2012. Cosa afferma questa interessante normativa ? Tratta il problema del sovraindebitamento e la possibilità per i soggetti non fallibili di “sanare” il proprio stato comatoso di difficoltà soddisfacendo i debiti assunti in buona fede secondo sostenibilità.

Per chi ha debiti su cui grava garanzia da parte di istituto bancario o terzo vi è obbligo di fare una offerta (anche rateale) non inferiore al valore di presumibile realizzo di mercato.  Una norma dunque pienamente democratica: se le barbarie del sistema, i meccanismi anatocistici, l'usura, lo strapotere bancario, la pressione fiscale statale hanno causato il default di persone non fallibili è possibile, previa buona fede e capacità di sostenibilità, rivedere la propria posizione.

Facciamo un esempio molto semplice: in linea teorica un consumatore in buona fede con un debito garantito ad Istituto Bancario di euro 200.000,00 da un immobile, può far valutare ad un terzo incaricato dal Tribunale il proprio immobile ed in un periodo di crisi riportare il valore della propria garanzia e del “dare” a ciò che è il valore reale dei suoi averi e non più a valutazioni paradossali effettuate dalle banche in periodo di opulenza.  Dunque se l'immobile ha un valore inferiore a 200.000 euro il debitore può proporre una soluzione rateale sostenibile sulla base del valore reale del proprio patrimonio a garanzia.

Legge impeccabile, meccanismo europeo, tutela del consumatore. 

Succede tuttavia che le cose, come sempre accade, si complichino e diventino oggetto di interpretazione quanto meno curiosa da parte dei rappresentanti del nostro sistema di legge. E' il caso di una recente valutazione del Tribunale di Rovigo secondo cui la proposta del malcapitato debitore deve prevedere un tempo massimo di 5 anni. Dunque una persona indebitata, secondo gli interpreti della legge 3/2012 a cui è affidato il destino di famiglie italiane, dovrebbe da indebitato chiudere una posizione debitoria in 5 anni. Ritornando al nostro esempio una valutazione immobiliare di euro 200.000,00 dovrebbe essere coperta da 60 rate da oltre 3.000 euro......

Ora senza voler entrare in valutazioni giuridiche del caso che non competono a chi scrive, appare paradossale immaginare che una legge che nasce a tutela di chi ha una condizione di debito possa immaginare un “rientro” a condizioni probitive anche per un soggetto in piena salute finanziaria.

Quale è l'effetto di un provvedimento del genere?

In Italia è prevedibile immaginare sentenze copia incolla a danno di consumatori disperati, rovinati da un sistema finanziario iniquo e assolutamente pro banca.  Gli esempi in tal senso si sprecano, non ultimo il famoso provvedimento del Governo relativo ad Equitalia. E' possibile estinguere i propri debiti al netto di oneri e aggio di Equitalia in udite udite....7 rate.  Risultato ? Si parla già nel sistema bancario di finanziamenti concessi a soggetti indebitati con lo Stato per sanare il proprio debito.  Dunque una persona che non ha avuto la possibilità di pagare lo Stato e che voglia adempiere al proprio dovere di cittadino, risparmierà aggio e mora del soggetto riscossore per pagarle (se è finanziariamente in grado sia chiaro e dunque da privilegiato) al sistema bancario.

E' evidente il “no sense” di un meccanismo di legge nella sua formulazione innovativo e nella sua applicazione tutelante esclusivamente dei poteri forti. 

Conclusione? La legge non è uguale per tutti , ma soltanto per coloro che possono permettersi di far fronte alle stravaganti interpretazioni del codice civile da parte di interpreti della legge. 

Cosa importa se una famiglia è sul lastrico.....cosa importa se oltre alla quota capitale si sono pagati già in anticipo interessi anatocistici ? Paghi chi può...per tutti gli altri non esiste soluzione alternativa al pubblico ludibrio.